Marea nera, 15 milioni di greggio in mare Ma Obama resta aperto ai pozzi off shore
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Martedì 11 Maggio 2010

E' salita a oltre 15 milioni di litri – una cifra spaventosa - la quantità di greggio riversata nelle acque del Golfo del Messico dopo l'esplosione il 20 aprile scorso della piattaforma offshore "Deep Water Horizon". Il peggior disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti d’America, assieme all’affondamento della petroliera Exon Valdes in Alaska.
Dopo il fallito tentativo di collocare una cupola di contenimento sul fondale, un sommergibile teleguidato ha iniziato a iniettare nel pozzo delle sostanze chimiche per diluire il greggio, segno che la British Petroleum - proprietaria della struttura - si aspetta che la fuga duri ancora per settimane. Secondo le stime degli specialisti il pozzo riversa in mare circa 795mila litri di greggio al giorno.

Intanto però il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama sarebbe sempre “aperto” ad un piano energetico che preveda anche eventuali installazioni di pozzi petroliferi al largo delle coste americane. Questo malgrado alcuni giorni fa, quando la marea nera non aveva ancora raggiunto le coste della Louisiana, avesse posto lo stop a nuove trivellazioni off shore. Che, per inciso, spesso sono effettuate al largo di veri e propri patrimoni naturali mondiali ancora incontaminati.
Quest’apertura al piano energetico off shore è stato riferito alla CNN dal consigliere del presidente, David Axelrod, parlando dell'incidente alla piattaforma della BP e dell’attuale emergenza ambientale nazionale.
''Il presidente crede che si debbano esaminare tutte le opzioni, naturalmente con un'attenzione particolare alla sicurezza degli impianti'', ha detto Axelrod. Nel frattempo, Obama è stato aggiornato in una apposita riunione alla Casa Bianca sulla situazione in corso nel Golfo del Messico, e ha ribadito la necessità che l'amministrazione si impegni ''a tutti i livelli e al massimo delle sue capacità'' per contenere l'emergenza ambientale.