Avvocatessa riminese uccisa in casa da freccia di balestra
PDF Stampa
Lunedì 20 Settembre 2010

Un avvocato riminese di 40 anni, Monica Anelli, venerdì scorso è stata trovata uccisa nella sua abitazione in via XXIII settembre, in città, tra le 12,30 e le 13, dal marito che rientrava. La donna, che aveva lo studio professionale in via Pananti, è stata trafitta da una freccia scoccata da una balestra.


L’OMICIDA HA ANCHE TENTATO DI FAR ESPLODERE IL PALAZZO
Monica Anelli, di professione avvocato civilista, secondo i primi rilievi sarebbe stata trafitta dal dardo sul collo mentre fuggiva dal suo aggressore, dopo aver avuto una vivace discussione sul pianerottolo di casa. È proprio qui che il marito avrebbe trovato il corpo riverso a terra. L’aggressore avrebbe incontrato la donna sulla soglia dell’appartamento: dopo una breve colluttazione Monica Anelli ha tentato di fuggire verso le scale, ma il dardo scagliato sul collo è stato fatale. L’aggressore ha quindi tentato addirittura di far saltare la palazzina per cancellare le proprie tracce: entrato nell’appartamento ha staccato i tubi del gas, posizionando davanti alla porta una candela accesa, per innescare l’esplosione.
Una segnalazione alla centrale operativa dei Vigili del Fuoco, arrivata al 115 poco prima delle 13, ha evitato il peggio.

 

SI CERCA LO ZIO: CACCIA ALL’UOMO PER TUTTA LA CITTA’
La Squadra Mobile che indaga sul delitto, ipotizza motivi familiari alla base dell'omicidio e sta cercando attivamente lo zio della vittima, Stefano Anelli, che risulta irreperibile. Si tratta di un ingegnere in pensione, piuttosto noto in città. L’uomo è stato visto allontanarsi rapidamente a bordo di un’utilitaria poco prima del rinvenimento del cadavere dell’avvocatessa.


L'EPILOGO: LO ZIO SI E' UCCISO
Poche ore dopo l’omicidio, attorno alle 20.30, è stato scoperto il corpo senza vita di Stefano Anelli, l’omicida. Era riverso al volante della sua Fiat 600 bianca, nei pressi della chiesa di Santa Cristina, sulle colline riminesi. L’uomo si è ucciso con una balestra artigianale da lui stesso costruita, rivolgendosi l’arma, appoggiata al parabrezza, verso il petto. Il dardo gli ha garantito una morte istantanea. La macabra scoperta è stata fatta da alcuni avventori del bar Acli che si trovava a poco distante dal luogo del suicidio.


SI ATTENDE L’ESITO DELLE AUTOPSIE
Il caso si chiuderà soltanto con le autopsie di Monica Anelli e dell’omicida, Stefano Anelli. Una ben triste formalità, perché gli unici dubbi che possono ancora resistere non si spiegheranno con l’esame autoptico, in quanto sono racchiusi nella mente di Stefano Anelli. Il motivo dell’odio viscerale nei confronti della nipote, il delirio isolazionista che l’ha portato a costruirsi in casa l’arma del delitto, l’ancor più delirante lettera scritta a Rosa e Olindo, i coniugi condannati per la strage di Erba rinvenuta in casa dell’omicida, altro dettaglio inquietante rivelato dagli investigatori della polizia riminese.