Consiglio Sicurezza Onu anacronistico Al Summit servirà  intesa per riforma
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Lunedì 20 Settembre 2010

Sarà uno dei temi centrali della 65esima sessione annuale dell`Assemblea generale delle Nazioni Unite, in discussione ormai da quasi due decenni: la riforma del Consiglio di Sicurezza. Cinque membri permanenti (Usa, Regno Unito, Francia, Cina, Russia) con diritto di veto e dieci a rotazione, con un mandato biennale: una composizione da fine Seconda Guerra Mondiale, ormai anacronistica. Per questo, in molti vogliono un cambiamento: in comune, la voglia di contare di più. Nella scorsa sessione, il presidente dell`Assemblea, il libico Ali Treki, aveva fissato l`obiettivo di modificare gli organi dell`Onu, fallito ancora una volta. Nel suo discorso di fine mandato, pochi giorni fa, Treki ha ribadito la necessità di una riforma, per riaffermare la legittimità internazionale dell'Onu. La centralità delle Nazioni Unite è stata sottolineata persino da Mahmoud Ahmadinejad, il presidente iraniano: ieri, appena arrivato a New York, ha poi chiesto "pari dignità" per ogni Stato. Un modo per dire che l`Onu potrà contare qualcosa solo se tutti i Paesi avranno voce in capitolo.

Per questo, il giorno prima dell`apertura del dibattito generale all`Assemblea, mercoledì 22 settembre, si terrà una riunione del movimento `Uniting for Consensus`, coalizione di Paesi che dal 2005 rivendica la necessità di procedere a una riforma del Consiglio di Sicurezza con il più ampio consenso in seno all`Onu. Una riunione che sarà presieduta, a partire dalle 7.45 (le 13.45 in Italia) dal ministro degli Esteri, Franco Frattini. All`incontro prenderanno parte i rappresentanti di Argentina, Canada, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Italia, Malta, Messico, Pakistan, San Marino, Spagna e Turchia. L`agenda della riunione prevede una valutazione dello stato dei negoziati intergovernativi (cominciati nel febbraio del 2009) e le prospettive della loro prosecuzione nel corso della 65esima sessione dell`Assemblea generale. Dopo 17 anni, i 192 membri dell`Onu sono ancora divisi: ci sono quattro Stati, che formano il cosiddetto G4 (Giappone, Germania, India e Brasile) che aspirano a un seggio permanente; c`è l`Africa, non rappresentata al Consiglio di Sicurezza, che ne chiede due; ci sono molte nazioni, poi, che rivendicano la necessità di una riforma ispirata ai criteri di democraticità, rappresentatività e responsabilità. L`Italia cerca un compromesso, che può essere raggiunto allargando la rappresentatività, prolungando la durata dei seggi non permanenti, prendendo in considerazione sia il ruolo crescente delle organizzazioni regionali sia la base demografica degli Stati. Un Consiglio di Sicurezza con in tutto 21-25 membri, con i soliti cinque ad avere il diritto di veto: questa la riforma che ha in mente l`Italia. Un compromesso, appunto, tra chi ora conta poco e chi ha in mano il potere. Ben lontano da un vero cambiamento.