Sakineh, l'Iran smentisce l'impiccagione Non è vero, è in buona salute
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Mercoledì 03 Novembre 2010

Nessuna decisione è stata ancora presa sul caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata a morte per adulterio in Iran. Ieri i Comitati internazionali contro le esecuzioni e la lapidazione avevano lanciato l'allarme sull’imminente lapidazione della donna, già questa mattina. Ma il Ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki ha assicurato che non è stato ancora emesso alcun verdetto definitivo su Sakineh e che le notizie di "una sua eventuale esecuzione non corrispondono al vero". La conferma del Ministro è stata data all’omologo francese Bernard Kouchner.
“I Paesi occidentali sono diventati spudorati al punto di trasformare il caso di una donna colpevole di omicidio e adulterio in un'accusa di violazione dei diritti umani alla nostra nazione", ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast. "In Occidente è diventata un simbolo della libertà femminile e ne chiedono il rilascio", ha aggiunto il portavoce citato dall'agenzia Isna, "in questo modo trasformano un delitto comune in uno strumento di pressione sul nostro Paese". Sakineh Mohammadi Ashtiani, “è in perfetta salute" nel carcere di Tabriz, ha assicurato dal canto suo Malek Ajdar Sharifi, responsabile locale della giustizia, secondo il quale il caso di Sakineh "segue il suo corso".
Teheran lo scorso luglio aveva commutato l'esecuzione per lapidazione di Sakineh in impiccagione.

Il mondo occidentale intanto alza il tono della pressione in favore di Sakineh. La Casa Bianca condanna il progetto del governo iraniano di giustiziare presto Sakineh, come ha dichiarato il portavoce di Obaba, Robert Gibbs. "La mancanza di trasparenza e di rispetto delle procedure nella causa della signora Ashtiani, e gli atti subiti dal suo avvocato e dalla sua famiglia, sono inaccettabili", ha indicato il portavoce.
La notizia del rinvio dell'esecuzione di Sakineh è considerata “un passo nella giusta direzione” invece dal presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, che usa toni decisamente più morbidi. Intanto la mobilitazione continua.
 

 

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