Così mi sono salvato dallo tsunami il bagnino-surfista di Riccione racconta
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Venerdì 05 Novembre 2010

Si chiama Gerardo Montanari. Ha 23 anni, è riccionese. Secondo il più trito dei cliché fa il bagnino di salvataggio e la sua vita è il surf, tanto da trascorrere i mesi più freddi, da ottobre a maggio, in giro per le coste più belle del Pacifico, il paradiso dei surfisti. Un paradiso che però lo scorso 25 ottobre si è trasformato in inferno.
Gerardo, Gerry per gli amici, era ospite del Resort Macaronis, sull'isola di Pagai, in Indonesia, quando il devastante terremoto di magnitudo 7,7 ha provocato un terribile tsunami. Ora Gerry ha raccontato l’incredibile esperienza al Corriere della Sera. “Per la prima volta – è il suo racconto - in vita mia ero certo di morire. Oggi amo ancora di più la vita. E il surf”. Ovviamente.
Gerardo Montanari, si trovava ospite del resort insieme a nove australiani, due brasiliani e un cileno, tutti surfisti. All’improvviso un boato tremendo interrompe la cena di gruppo, i bungalow si accartocciano letteralmente su se stessi, l’ipotesi tsunami diventa concreta. “Ci siamo arrampicati di corsa in cima all’edificio principale, una costruzione con tre tetti a pagoda, una delle poche rimaste in piedi” racconta il bagnino riccionese. E infatti arrivano le onde giganti, due, in successione. “
“È la fine – prosegue - Moriamo tutti. E invece abbiamo resistito all'impatto, aggrappati al tetto. Dio aveva deciso che non era la nostra ora. Solo lui ci ha salvati perché era impossibile che fossimo ancora vivi. Intorno a noi tutto era morto e distrutto. Non c'era più niente. Solo una distesa infinita di acqua”.
Gerry e gli altri rimangono sul tetto per un tempo che sembra loro infinito, prima di scorgere delle piroghe in lontananza: il capo del villaggio Silabu, uno dei pochi risparmiati perché ubicato nell'entroterra, aveva inviato una mini-flottiglia per soccorrerli.
Da Silabu, sempre in barca, Gerardo Montanari raggiunge finalmente il porto di Sikakap. E l'indomani salpa per Padang, in salvo.
Ma il dramma è stato vissuto anche dalla famiglia, a Riccione, dove vivono i genitori, Augusto ed Emanuela, e la sorella Virginia. Anche perché alla Farnesina non risultava una presenza italiana nel luogo del disastro, mentre loro sapevano bene dove si trovava Gerardo. Poi dall’ambasciata italiana a Giacarta è arrivata la notizia che tutto era andato bene, che Gerry era sano e salvo.