Camorra e piadina i nomi degli arrestati
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Venerdì 25 Febbraio 2011

Camorra a Rimini e San Marino, i 10 arresti dell'Operazione Vulcano. Un meccanismo perverso.

 

RIMINI / SAN MARINO - Tre diversi clan della camorra napoletana, dieci arresti, un filo diretto inquietante con il Monte Titano. E un crimine orribile, di quelli così difficili da far emergere: usura.
Ecco chi sono le dieci persone finite nelle mani dei Carabinieri del Ros dopo tre anni di indagini che sono culminate nell’inchiesta denominata “Vulcano”.

 

 

 

 

Si tratta di:
Gennaro Esposito, 38 anni, di Pomigliano d’Arco (Napoli), residente a Brusciano (Napoli);
Giovanni Formicola, 60, di Portici (Napoli), residente ad Acerra (Napoli);
Ernesto Luciano, 49, di Acerra (Napoli);
Luigi Luciano, 39, di Napoli, residente a Rimini;
Pasquale Maisto, 37, di Caserta, residente a Villa Literno (Caserta);
Giuseppe Mariniello, 46, di Acerra (Napoli);
Bruno Platone, 45, di Cattolica (Rimini);
Sergio Romano, 46, di Napoli;
Francesco Vallefuoco, 44, di Brusciano (Napoli), domiciliato a Rimini-Rivabella;
Massimo Venosa, 36, di Caserta, residente a Montevarchi (Arezzo).


IL MECCANISMO PERVERSO
Delle decine di imprenditori taglieggiati, nessuno ha presentato denuncia. Il meccanismo, secondo gli inquirenti, era il seguente: gli uomini dei clan avvicinavano imprenditori in difficoltà economica che però vantavano crediti da recuperare, si facevano affidare il recupero crediti e poi esigevano più denaro dell’ammontare del credito recuperato. Alla fine l’imprenditore era preso nella rete, e si arrivava all’obiettivo finale della camorra, che era quello di farsi cedere l’attività, da usare eventualmente anche come “lavatrice” per il denaro da riciclare. Il copione per avvicinare l’ignaro imprenditore era sempre lo stesso: un emissario del clan diventava amico dell’imprenditore e della famiglia, talvolta la moglie del camorrista andava perfino a fare shopping con la moglie dell’imprenditore, tanto per rinsaldare questo rapporto. Quindi una volta fatto breccia negli affetti era un gioco da ragazzi diventare consulente e quindi mediatore (finto, ovviamente) con i clan in quella che silenziosamente prendeva corpo come un’estorsione.

 

I RAPPORTI CON SAN MARINO
Ad essere presi di mira, in particolare, sono stati un imprenditore riminese del settore di abbigliamento e un imprenditore edile con società a San Marino e con la moglie titolare di una boutique nella Perla Verde, a Riccione. Secondo gli investigatori la coppia avrebbe ceduto beni e denaro per circa 200 mila euro, mentre gli indagati – al momento dell’intervento delle forze dell’ordine – stavano costringendo le vittime a cedere le proprie imprese e gli immobili e ad imporre la forzata sottoscrizione di una polizza vita, il cui premio sarebbe stato incassato dai camorristi in caso di morte.
In questo quadro si inserirebbe il ruolo della finanziaria sammarinese Fincapital, che secondo gli inquirenti “interagiva” anche con il clan dei Vallefuoco, e che nell’estate scorsa era arrivata all’attenzione del clan dei Casalesi che avrebbero voluto acquistarla, se non ché è arrivato il provvidenziale commissariamento da parte delle autorità sammarinesi che ha rovinato i piani del clan.


 

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