La guerra al terrore non è finita. Tre livelli di pericolo
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Lunedì 02 Maggio 2011

La guerra al terrore non è terminata con l’uccisione di Osama Bin Laden. Anzi, forse è appena incominciata. Gli Stati Uniti si sono immediatamente messi in stato d’allerta, a partire dai cosiddetti obiettivi sensibili sparsi in tutto il mondo, ambasciate, basi militari, rappresentanze statunitensi. E su tutto il territorio nazionale, ma anche nel vecchio continente nei Paesi storicamente vicini agli Usa e impegnati sia pure con ruoli diversi nell’analoga “crociata anti-terroristica”, Inghilterra, Francia e Italia in primis, si è elevato il livello di attenzione.

Tornando agli Usa, in particolar modo, è scattato l’ordine di “Bravo Force Protection”, con misure di sicurezza straordinarie. Ma Al Qaeda può davvero fare paura all’occidente? E come?

I capi del nucleo storico di Al Qaeda, quelli ancora nascosti tra Pakistan e Afghanistan, secondo fonti di intelligence sono ancora potenzialmente in grado di sferrare direttamente attacchi terroristici. I nemici da combattere sono in particolare Ayman Al Zawahiri, più riferimento spirituale che operativo, e soprattutto l’egiziano Seif Al Adel, già ideatore di azioni su scala globale.

Poi ci sono i gruppi affiliati ad Al Qaeda, che operano su scala locale ma si sono già ritagliati un ruolo importante, mettendo a segno attentati soprattutto in Nord Africa e nella penisola Arabica, ma con contatti anche nei paesi occidentali, una rete difficile i cui fili sono sempre difficili da scoprire e percorrere fino ad arrivare alle menti da una parte e al braccio operativo delle cellule terroristiche dall’altro. Sono forse i più pericolosi.

Ma la morte, anzi l’uccisione di Osama Bin Laden porta con sé anche una forte onda emotiva. E molti simpatizzanti, senza preparazione specifica o senza contatti particolari, le classiche cellule impazzite, potrebbero mettersi all’opera e tentare di colpire obiettivi sensibili. Anche se da un punto di vista operativo Bin Laden era ormai fuori dai giochi, insomma, l’eco della sua morte potrebbe riverberarsi anche tra i terroristi “non professionisti”, i cosiddetti "terroristi fai da te".

 

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