Credito Sammarinese, i dipendenti contro i giornali: questa non è civiltà
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Martedì 02 Agosto 2011

Credito_SammarineseSAN MARINO – Il Credito Sammarinese, commissariato da Banca Centrale, con i vertici in carcere – il Presidente ai Casetti di Rimini, Direttore e Vicedirettore ai domiciliari – nelle ultime settimane è al centro dell’attenzione per una vicenda giudiziaria e mediatica che mira a fare chiarezza sui giri di denaro della malavita organizzata. Dell’inchiesta potete leggere CLICCANDO QUI.

Ma oggi i dipendenti dell’istituto di credito, in una nota, se la prendono con l’attacco mediatico, “di cui il Credito Sammarinese è oggetto a causa delle note vicende giudiziarie e patrimoniali è fuori da ogni convezione del vivere civile e al di fuori dell’intraprendere qualsiasi ragionevole processo per il miglioramento della qualità del sistema bancario sammarinese”.

Quello che ribadiscono con forza i dipendenti del CS, a tutela della propria professionalità, è di aver sempre svolto con diligenza ed onestà le funzioni di loro responsabilità atte a garantire il corretto funzionamento del proprio Istituto. L’attacco mediatico invece è “altamente offensivo nei nostri confronti, nei confronti del nostro lavoro e delle nostre famiglie, in una condizione di difficoltà oggettiva dell’intero sistema sammarinese, sentirsi additati come la Banca di una organizzazione criminale quando gli atti e i fatti portati avanti dai dipendenti e dal personale della Banca testimonieranno la volontà e il successo contro il proseguimento di operazioni ‘pericolose’ e ‘spregiudicate’.”

Per i dipendenti del Credito Sammarinese, inoltre, “La giustizia deve fare il suo corso, ma in un paese civile la giustizia ha un percorso fermo ma discreto senza ribalte mediatiche e soprattutto senza differenza di trattamento fra situazioni simili. È intollerabile, sia per l’equilibrio dell’iter giudiziario sia per il rispetto della incolumità dei dipendenti, verificare la trasposizione di atti giudiziari e nomi dei dipendenti italiani e sammarinesi che non risultano indagati anche quando questi atti e questi nomi sono tutelati nel nostro paese sia dal segreto istruttorio e sia dalla divulgazione a mezzo stampa”.