Anabolandia, sport e doping. La difesa del dottor Vittorio Bianchi
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Lunedì 19 Settembre 2011

RIMINI - Nel mese di giugno sui media locali e nazionali ha tenuto banco, per qualche giorno, la cronaca dell’inchiesta giudiziaria ribattezzata “Anabolandia”, che ha coinvolto, tra gli altri, il dottor Vittorio Bianchi, specialista in medicina dello sport operante a Rimini.

A distanza di tempo il dottor Bianchi chiede oggi la possibilità di far conoscere la propria versione dei fatti, poiché quella della Procura è stata già illustrata con abbondanza di particolari.

Ecco la lettera aperta del dottor Bianchi.

 

La notizia dell’arresto e delle indagini in corso ovviamente sono vere. Le informazioni relative alle indagini sono tutte da dimostrare. Mi domando ( e ve lo dovreste domandare anche voi giornalisti) come si può fare una conferenza stampa con su un soggetto con indagini incorso e gli elementi di colpevolezza tutti da verificare? è un comportamento legale secondo lei?

I fatti messi in gran risalto hanno l’unico obiettivo della diffamazione e gogna mediatica, un fenomeno molto diffuso in Italia, alla quale molte testate hanno aderito con entusiasmo (non Mediaset) . Pertanto essendo il diretto interessato le invio alcune note specifiche che gradirei provvedesse ad aggiornare sul vostro sito.

Innanzi tutto non è spiegabile questo accanimento della procura di Rimini per chiedere di mettere sotto intercettazione i miei telefoni, quando non sussistevano i gravi indizi di colpevolezza (come prevede il codice penale) ed io notoriamente sono uno specialista della nutrizione e curo obesità e patologie ormonali. Non seguo squadre, nè atleti professionisti. Forse sono l’unico medico in Italia che il coraggio di curare qualche atleta (amatoriale) per le sue patologie specifiche, come si evince dalle intercettazioni, tutte patologie dei pazienti indagati dimostrabili. Quindi ben altra storia rispetto ad anabolandia come presentata anche da voi! Ababolandia è un concetto calunnioso ed inesistente e tutto da dimostrare.

Secondo la deontologia medica (non so secondo voi) ogni individuo, atleta compreso, che abbia una malattia acuta o cronica, ha il diritto di curarsi. I genitori che vogliono dopare i figli non esistono; il caso del bambino 14enne che ha eseguito una cura di ormone della crescita era venuto a fare una visita per un ritardo di crescita e l’ormone della crescita ha la sola indicazione nei bambini per il Ministero della Salute in Italia. In questo caso poi il bambino non eseguiva alcuno sport agonistico, quindi sconosciuto nell’ambiente sportivo. Quindi avete dato risalto non ad una notizia, ma ad una calunnia bella e buona, non documentata e rilasciata forse nella conferenza stampa e presa con beneficio di inventario . Purtroppo durante la visita il padre ha detto tra il serio ed il faceto:”.. ma qui dottore facciamo un atleta…” e questa frase riportata nel brogliaccio delle trascrizioni in modo isolato ha autorizzato il giudice di emettere una sua sentenza . Il ragazzo che ha fatto la cura ha raggiunto i suoi risultati fisici, è sviluppato bene sta bene ed è un bellissimo ragazzo. Io ho fatto il mio dovere dal punto di vista clinico e terapeutico. Come negli altri casi.

Chiodi, preparatore atletico della Rimini Calcio, venne da me per parlare di tre giocatori con gravi problemi fisici, ai quali ha fatto eseguire gli esami del sangue che evidenziarono gravi alterazioni dei valori ormonali e dei globuli rossi. Tali giocatori dovrebbero sospendere l’attività agonistica oppure essere preventivamente curati. Chiodi enne da me prima l’ultima settima del campionato e poi non ci siamo più sentiti. Il punto importante, caro direttore, è che alle Società sportive della salute degli atleti non importa nulla e non vogliono spendere i soldi per fare gli accertamenti sanitari adeguati e nei tempi giusti, esami del sangue compreso. Tant’è vero che la squadra retrocesse per il progressivo decadimento fisico dei sui giocatori. Inoltre in otto mesi di intercettazioni (ma sono legali secondo lei questa durata?) Chiodi ed il giocatore Milone vennero una sola volta. Se gli atleti del Rimini avessero fatto cure veramente dopanti non sarebbero certo retrocessi! (sic)

Come vede molto diverso da quel romanzo di dopati che avete scritto….Ma voi le informazioni prima di pubblicarle, non le controllate mai?

Ma quanti danni produce una tale disinformazione nei miei confronti professionali ed umani e allo sport in genere?

I genitori che hanno figli minorenni che praticano sport e che sono sottoposti a carichi di allenamenti generalmente estenuanti, spesso dannosi per la salute, possono andare incontro a gravi problemi di sviluppo fisico e muscolare, ma questa è una materia sconosciuta ai medici dello sport italiani e pediatri.

E' ora che la stampa, voi compresi, la finisca di fornire informazioni approssimative su argomenti così delicati che trattano i problemi legati alla salute, perché alla fine risultano solo informazioni diffamanti. Infatti quale genitore è così sprovveduto di fare dopare un figlio per ottenere un qualche risultato sportivo? Un cretino, come pure il medico che prescrive farmaci a casaccio con effetto dopanti in genere per fare vincere una gara ad un minorenne che per il suo futuro agonistico è insignificante. Il genitore in genere si preoccupa della salute del figlio, soprattutto chi ha avuto figli che hanno riportato traumi neuromuscolari e lesioni indotto dall’allenamento.

Nella indagine cosiddetta “Anabolandia” non c’è alcuna irregolarità perché il sottoscritto ha fatto regolari ricette con le quali i pazienti si sono recati in farmacia ad acquistare il farmaco a loro spese. E tutti avevano una necessità specifica della cura.

Allora a voi giornalisti ed opinionisti vi chiedo: ma il medico deve o no curare una persona che fa sport e che ha una patologia? Ditelo sui giornali: o si o no. Il medico che fa una ricetta ad uno che svolge sport in Italia vuol dire che si espone a dei rischi pazzeschi e dovrà svolgere solo una medicina difensivistica, come di fatti avviene nel nostro Paese, e la tendenza ad abbandonare il paziente al suo destino.

Inoltre cari giornalisti, non dovreste guardare il curriculum del medico indagato? Quanti hanno di studi, ricerche, specializzazioni e congressi ha fatto? Oppure i medici sono tutti uguali? Anche per capire se parliamo di un fesso oppure no.

Lo sapete con quanta frequenza atleti e soggetti normali vanno incontro ad anemia? Quanti hanno bassi livelli di testosterone che vuol dire calo non solo della forza, ma della sessualità, dell’energia mentale, del sistema immunitario? Quanti atleti hanno traumi muscolari e tendinei? A metà campionato gli infortunati sono oltre il 30%.

La tutela della salute dell’atleta è un aspetto da considerare secondo voi o no? Le legge a tale proposito prevede la responsabilità della società che non cura la salute dell’atleta.

La tutela della salute è un diritto costituzionale ampiamente confermato dalla Cassazione.

L’esempio Pantani è la dimostrazione evidente (come l’incidente in cui è incappato Riccò) che le società non si interessano affatto della salute dei loro atleti che non sono tutelati come un bene assoluto, anzi a questo si aggiunge un accanimento delle Procure fuori da ogni logica. Nelle squadre di calcio a tutti i livelli (e parliamo dello sport dove girano più soldi, immaginative cosa sia nel basket, pallavolo, atletica, ecc) le società spendono il minimo, quasi nulla, negli esami clinici e nella valutazione della salute dei giocatori. Gli esami del sangue vengono fatti raramente e mai gli altri (ecografie muscolo tendinee, dosaggi ormonali, nutrizione, test cardiovascolari e muscolari). Gli atleti si devono arrangiare e fanno tutto da soli, spesso rischiando la vita come è successo a Riccò.

Il sottoscritto è stato arrestato per associazione a delinquere con i funzionari di una casa farmaceutica , la Sandoz. Ma quali sono gli argomenti del giudice? Leggeteli. I rapporti tra Bianchi e l'azienda Sandoz sono molto diversi da quelli descritti: il dott. Bianchi ricercatore collaboratore di Sandoz ha prescritto con regolare ricetta e acquistati in farmacia un farmaco il Gh l'ormone della crescita in un solo caso di bambino 14enne per ritardo di crescita e i altri nove casi (in otto mesi) di pazienti alcuni in età avanzata (oltre i 60 anni) per il loro stato di decadimento fisico e mentale. I Rapporti con la Sandoz erano finalizzati ad un progetto di ricerca che la Sandoz avrebbe dovuto sponsorizzare (Università di Milano Bicocca, prof . Locatelli). Il sottoscritto non ha mai avuto soldi legati alle prescrizioni dei farmaci. Ne è venuto fuori un casino fuori da ogni logica e spero che alla fine che ha sbagliato ne risponda.

Come medico ritengo di dover rispettare i concetti basi del codice deontologico (…) Gli articoli sono chiarissimi e facilmente interpretabili. Il medico ha doveri ben precisi nei confronti della salute del paziente, senza eccezione ed intesa nel concetto più ampio (art. 3), la professione deve essere esercitata in libertà ed indipendenza (art. 4), il medico deve attenersi alle conoscenze scientifiche più aggiornate e deve denunciare all'Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga (art.5) e per concludere il medico “non può mai rifiutarsi di prestare soccorso o cure d'urgenza e deve tempestivamente attivarsi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza”...(art. 7).

Per finire: lo sapete cosa vuol dire doping? Io penso di no. Il termine è strettamente legato all’uso di farmaci per alterare la prestazione sportiva in una gara, ma se la gara non c’è il doping non esiste. L’obbligo del medico è ben chiarito dalla legge e dagli articoli del codice deontologico citato.

Inoltre come può un magistrato intervenire e giudicare su una materia specialistica a lui totalmente sconosciuta senza nemmeno chiedere una normale perizia medica? Inoltre sono stati indagati pazienti ultrasessantenni e altri dopo aver subito intervento chirurgico o per aver avuto un trauma con fratture ossee solo perché erano iscritti ad associazioni sportive.

Vittorio Bianchi