Livio Bacciocchi di nuovo in carcere. Camorra, gli inquietanti affari di Vallefuoco e Stolder
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Giovedì 22 Settembre 2011

Carabinieri_generica.jpgSAN MARINO - È tornato in carcere Livio Bacciocchi, il notaio sammarinese già arrestato nello scorso mese di febbraio. Le manette questa volta sono scattate ai suoi polsi insieme a quelli di altre 24 persone, nell’ambito di un’operazione della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia. Al momento dell’arresto si trovava nella caserma dei Carabinieri di Rimini (aveva l’obbligo di firma). Dunque Bacciocchi ha visto nuovamente aprirsi davanti a sé le porte del carcere dei Casetti.

L’accusa è ancora una volta pesante. Secondo gli investigatori San Marino era utilizzata per riciclare il denaro della camorra, quello di clan dal peso specifico decisamente importante nell’ambito della malavita organizzata: i Casalesi, gli Stolder (Raffaele Stolder, per intendersi, è imparentato con la famiglia Giuliano), i Fidanzati.

Ancora una volta torna d’attualità il nome dei Vallefuoco, che sul Titano gestivano un omonimo forno, che per un periodo ha fornito anche il pane alle mense scolastiche. Francesco Vallefuoco gestiva una organizzazione dedita al riciclaggio dove alle minacce seguivano spesso atti violenti per il recupero crediti.

L’accusa parla di un patto illecito tra Vallefuoco e Stolder che, tramite la Fincapital di Bacciocchi – e diretta da Oriano Zonzini, anche lui nei guai con questo filone dell’inchiesta - aveva permesso di reinvestire circa 5 milioni di euro. A mettere in contatto Vallefuoco e Bacciocchi, secondo la Procura di Napoli, fu Roberto Zavoli, del Za.Va.Group (Zavoli-Vallefuoco). La ricostruzione della vicenda parla di contrasti da parte di Bacciocchi sorti dopo il coinvolgimento dei Casalesi nell’affare, ma era già troppo tardi perché la posizione della Fincapital aveva già incominciato ad essere compromessa.

Tra gli altri aspetti inquietanti emersi dalle indagini anche un dettaglio certo non irrilevante: dopo la strage degli extracomunitari a Castelvolturno, Giuseppe Setola, uno dei malviventi coinvolti, trovò rifugio proprio a San Marino. Un'altra conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della presenza consolidata della malavita organizzata nella piccola Repubblica.