Copenhagen, i paesi africani disertano la conferenza?
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Lunedì 14 Dicembre 2009

I paesi africani e le nazioni emergenti potrebbero disertare l’Assemblea ministeriale di Copenhagen. La notizia circola già dalla notte tra gli hotel dei negoziatori, e si ritrova stamattina nei blog degli insider italiani come fairwatch.splinder.com. Un’indiscrezione importante, proprio quando inizia la settimana decisiva della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che dovrebbe arrivare il 18 prossimo all'approvazione di una Dichiarazione sul taglio delle emissioni e dei finanziativi per mitigazione e adattamento nei Paesi più poveri. “E' già dalle difficoltà dei primi giorni che i delegati stanno invitando a guardare alla COP 16, già convocata per dicembre 2010 a Città del Messico, come appuntamento per l'accordo complessivo di passaggio alla fase 2 del Protocollo di Kyoto. Ma questa notte alcuni timori si sono fatti più concreti'', raccontano da Copenhagen. Siccome mancano ancora cifre e date per il taglio delle emissioni climalteranti dei paesi sviluppati, ''il finanziamento a lungo termine delle azioni di mitigazione e adattamento e la data limite per il taglio delle emissioni anche per i paesi poveri, diversi primi ministri dei Paesi africani starebbero ripensando al loro arrivo a Copenhagen''. Più di 110 capi di Stato, per lo più dei Paesi in via di sviluppo, contano di arrivare proprio mercoledì per il rush finale delle ultime 24 ore. ''Ma si fa largo l'opzione - rivelano dall'organizzazione italiana Fair - che i gruppi di lavoro che negoziano sul processo e sul finanziamento continuino a limare percentuali e scadenze per evitare che la sostanza si sposti in queste ore nelle 'stanze segrete', le green room degli invitati, che sembra stiano operando alacremente qui proprio come nelle peggiori stagioni della Wto''. Le rappresentanze cinesi e indiane confermano che i loro rappresentanti politici arriveranno a Copenhagen, ma anche che spingeranno in queste ore perché la sostanza dell'accordo finale venga chiarita.

 

L’ALLARME DI AL GORE: LA CALOTTA POLARE SCOMPARIRA’ IN 5 ANNI
E' stato accolto come una rock star dal pubblico di Copenaghen dove è arrivato oggi per convincere i leader a trovare un accordo sul clima e lanciare l'ennesimo allarme sul riscaldamento globale. Al Gore, paladino degli ecologisti americani, ha messo in guardia i delegati alla conferenza organizzata dalle Nazioni Unite che il cambiamento è già in atto e che la calotta polare artica potrebbe scomparire, nel periodo estivo, già tra 5 o 7 anni. Come da abitudine il premio Nobel ha mostrato i dati di due nuove ricerche con le sue slide, alla presenza dei ministri degli Esteri di Norvegia e Danimarca. Il "profondo nord" è secondo Gore una delle aree più a rischio del pianeta, dove le temperature sono salite al doppio della velocità rispetto alla media. "C'è il 75% di possibilità che entro 5 o 7 anni l'intera calotta polare artica scompaia durante l'estate", ha detto l'ex vicepresidente americano, che nei giorni scorsi è stato in contatto diretto con le basi scientifiche del polo nord per ricevere gli ultimi dati aggiornati. Gore avrebbe dovuto tenere una conferenza nella capitale danese alla fine della settimana ma ha cancellato l'evento perché si sarebbe sovrapposto con le riunioni dei ministri che tra giovedì e venerdì dovranno tirare le fila delle due settimane di riunioni. Per vedere Gore le 3.000 persone del pubblico avevano già pagato oltre 800 euro a testa, prontamente rimborsati.

 

E’ ERRATA LA TEORIA DELLE MACCHIE SOLARI: CLIMA-SCETTICI SMASCHERATI
Non sono le macchie solari la causa dei cambiamenti climatici: ad affermarlo, al quotidiano britannico The Independent, sono alcuni scienziati, tra cui un premio Nobel, che smentiscono così una delle teorie chiave di coloro che sostengono che l'effetto serra non e' causato dall'uomo. La teoria, sostenuta da molti degli scettici che hanno partecipato al summit ''alternativo'' di Copenaghen, si basa su due studi pubblicati nel 1991 da Eigil Friis-Christensen, direttore del Centro spaziale danese, e nel 1998 dallo stesso Friis-Christensen e da Henrik Svensmark. Secondo gli scienziati, le nuvole si formano di più quando l'attività solare è minore (ovvero quando vi sono meno macchie solari) e sono dunque minori gli impulsi magnetici che raggiungono la Terra. Nei periodi di maggiore attività solare, invece, i raggi cosmici che secondo gli scienziati servirebbero creare le particelle attorno alle quali si condensa l'acqua e si formano le nuvole, non riescono a raggiungere la Terra che di conseguenza si surriscalda. A contestare i due studi, prima nel 2000 e poi nel 2003, e' stato un altro scienziato danese, Peter Laut, ex consulente scientifico dell'agenzia energetica danese, secondo il quale Friis-Christensen e Svensmark avrebbero commesso gravi errori di calcolo senza i quali la correlazione tra macchie solari e surriscaldamento globale non sarebbe stata evidente. A schierarsi con Laut sono ora una serie di studiosi, a partire da Paul Crutzen, del Max Planck Institute in Germania, vincitore del premio Nobel per aver scoperto il ruolo del buco dell'ozono. Secondo Crutzen, gli studi danesi presentano una serie di problemi, ma ''nonostante Laut li abbia evidenziati - afferma - la teoria continua a saltare fuori e la cosa è piuttosto irritante''. ''I loro studi controversi devo essere ritirati o almeno dovrebbero stilare un comunicato ufficiale in cui ammettono i loro errori'', ha dichiarato Andre Berger, presidente onorario della European Geosciences Union. ''Ho analizzato il problema da vicino e sono dalla parte di Laut per quanto riguarda l'analisi dei dati'', ha dichiarato un altrro esperto, Stefan Rahmstorf della Potsdam University. Nonostante tutto, Friis-Christensen e Svensmark sostengono ancora oggi la loro teoria. ''Non si tratta di una critica all'aspetto scientifico e delle correlazioni, ma alle persone coinvolte'', ha detto Friis-Christensen.