Cina, "Impossibile accordo clima"
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Giovedì 17 Dicembre 2009

Il funzionario ha detto che la Cina, dopo aver discusso la questione con i Paesi del G77, avrebbe proposto "una breve dichiarazione politica di qualche tipo". Intanto si attende l'arrivo di Obama che riapre le speranze per un accordo. Mentre i negoziati al vertice di Copenaghen arrancano con pochi progressi, la Cina sembra aver già gettato la spugna ed escludere la possibilità di un'intesa. Nel rush finale del vertice, mentre arrivano i capi di Stato e di governo per cercare di siglare un nuovo patto sul taglio delle emissioni che provocano l'effetto serra, Pechino spiazza tutti. Ma i negoziati continuano, con la speranza di un colpo di scena e di ottenere in due giorni quello che non si è risolto in due anni. Il negoziato è di fatto bloccato, tanto da far temere il peggio alle Ong, mentre persino l'Ue comincia a mostrare segni di cedimento al pessimismo. Si attende un nuovo testo della presidenza danese della Conferenza, passata dalle mani di Connie Hedegaard, considerata da molti delegati troppo rigida ed energica, a quelle del primo ministro Lars Lokke Rasmussen. A scanso di equivoci, i paesi in via di sviluppo e la Cina hanno sparato un fuoco di sbarramento contro la presidenza e i Paesi sviluppati, avvertendo che non accetteranno nuovi testi "calati dall'alto", ovvero che non rispecchino fedelmente i risultati dalle discussioni condotte finora. E hanno anche insistito affinché dalla Conferenza escano due accordi separati: il primo sul "Kyoto II", ovvero su un secondo periodo di impegni (2013-2020) per la riduzione obbligatoria delle emissioni da parte dei soli Paesi sviluppati dopo il periodo d'applicazione del Protocollo di Kyoto (2008-2012); e il secondo su quello che nel gergo negoziale viene chiamato Lca ("Long term Cooperative Action"), che conterrebbe i finanziamenti agli stessi paesi in via di sviluppo e i fondi contro la deforestazione. Il G77 e la Cina continuano però a opporsi a impegni di riduzione delle emissioni da parte loro quantificabili, legalmente vincolanti e verificabili. Per l'Ue, si tratta di una posizione inaccettabile, perché, da una parte, gli Usa non hanno mai ratificato Kyoto e non sarebbero vincolati dal 'Kyoto II', così come non lo sarebbero le economie emergenti, che ormai sono fra i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra. Il sistema di Kyoto copre appena il 40% delle emissioni attuali, tanto quanto Usa e Cina e da soli. Per gli Stati Uniti, d'altra parte, qualunque riferimento a Kyoto è inaccettabile per ragioni politiche, visto che il Paese non ha mai ratificato il Protocollo. Washington preferirebbe un solo accordo globale ex-novo, valido per tutti. Le notizie che arrivano da Copenaghen "non sono buone", ha dichiarato da Berlino il cancelliere tedesco, Angela Merkel, pur augurandosi che il centinaio di capi di stato e di governo riuniti domani nella capitale danese per la Conferenza Onu sul clima possano riuscire comunque a raggiungere un accordo e salvare i negoziati. Barack Obama auspica che la sua presenza venerdì al vertice sul clima di Copenaghen possa aiutare a raggiungere un forte accordo operativo. Lo ha riferito il portavoce del presidente americano, Robert Gibbs. La Casa Bianca ha sottolineato la necessità che l'accordo sia "verificabile" per garantire ai Paesi che lo sottoscrivono il rispetto degli impegni presi sulla riduzione delle emissioni di gas serra.