Doppiette e polemiche, la caccia è aperta
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Sabato 19 Settembre 2009

Domenica è partita ufficialmente la stagione venatoria 2009-2010. Settecentomila le doppiette pronte a far esplodere i propri colpi in tutta Italia, anche se i cacciatori hanno già iniziato a mettere le loro prede nel carniere. E non senza polemiche. Tredici le regioni che hanno previsto la 'preapertura' della caccia, permettendo quindi di sparare in deroga tra le proteste degli ambientalisti: la Lipu ha denunciato "rischi per la natura" poiché "si spara ai nidificanti", mentre il Wwf ha denunciato la "non tutela dell'avifauna" facendo bocciare- grazie ad un sentenza del Tar dell'Abruzzo che ha riconosciuto le ragioni dell'associazione- il calendario regionale abruzzese. Clima 'infuocato' ancor prima di partire, dunque. Con le polemiche che, come ogni anno, non mancheranno. Sicurezza, ambiente e dimensioni della caccia i temi a cui ruota, da sempre, il dibattito sull'attività venatoria. L'associazione 'Vittime della caccia' ha calcolato che nelle ultime due stagioni venatorie sono morte sotto il fuoco 'amico' 78 persone. Un numero di incidenti mortali in crescendo, passato da 37 vittime della stagione 2007-2008 alle 41 di quella dell'anno scorso. E si tratta di un bilancio "per difetto", visto che il resconto di 'Vittime della caccia' e' fondato sugli episodi riportati dalle cronache dei mezzi di informazione. E 'Vittime della caccia' fornisce anche un conteggio degli incidenti legati alle preaperture 2009: 3 morti e 2 feriti gravi. Ma la caccia uccide 'per sbaglio' anche "almeno 5.000 cani" secondo Aidaa, l'Associazione italiana di difesa di animali e ambiente. E anche in questo caso si tratta di "stima prudenziale", perchè "ogni anno durante le battute di vengono feriti almeno tremila cani, e di questi una buona parte viene poi soppressa". Al numero degli animali uccisi per errore si aggiunge quello dei capi abbattuti volontariamente: la fondazione 'vegana' ValleVegan ha calcolato che "durante la stagione venatoria vengono massacrati 150 milioni di animali", ma per il consigliere nazionale di Arci Caccia, Marco Ciarafoni, "è impossibile fare una stima dei capi abbattuti alla fine di ogni stagione venatoria, perchè- ha spiegato alla Dire- ogni regione ha il proprio calendario con le proprie regole". In Toscana, ad esempio, ogni cacciatore può abbattere al massimo due fagiani al giorno, ma non è detto che il limite sia lo stesso in altre regioni. Quindi, il numero di capi abbattuti "varia da regione a regione", e comunque anche se si fornisse un cifra, questa rischierebbe di essere comunque non veritiera, perchè alla caccia permessa si aggiunge quella non consentita. La Lipu, alla fine dell'ultima stagione venatoria (2008-2009), ha denunciato "oltre due milioni di uccelli protetti non cacciabili ufficialmente" nelle sole regioni Lombardia, Veneto e Marche. E' 'bagarre' sulle cifre, ed è polemica sul fronte dei controlli. Gli animalisti, implicitamente, hanno accusato il nostro paese di non vigilare come si dovrebbe. Una critica che sembrerebbe essere non del tutto infondata: i dati Istat hanno rilevato la presenza di un solo agente o di una sola guardia per 1.000 ettari, con un dato praticamente pari a 'zero' per quanto concerne la vigilanza nel nord (0,9 agenti). Piu' elevata al centro, con una media 1,4 agenti per parita' di superficie, ma forse è ancora troppo poco. C'è poi la questione delle doppiette, costantemente in calo. I cacciatori italiani sono passati dai due milioni degli anni Sessanta ai circa 700 mila di oggi. Solo tre anni fa erano 760 mila, secondo l'Istat. Gli animalisti hanno sottolineato come la caccia sia quindi ormai "un'attivita' oggetto del disprezzo della maggioranza degli italiani e di scarso interesse per i giovani d'oggi" e da anni si chiedono, a questo punto, per quale motivo si continui a incoraggiare i cacciatori. Il motivo potrebbe essere di natura economica. L'Unavi, l'Unione nazionale delle associazioni venatorie italiane, ha calcolato che il giro d'affari annuale legato alla caccia è di tre miliardi di euro. E allo stato frutta, ogni anno, almeno 150 milioni di euro. Il presidente di Federcaccia, Franco Timo, ha ricordato che "i cacciatori pagano tre tasse: una allo Stato (per il porto del fucile, di 173,16 euro), una alla regione (per il tesserino, che varia dai 32,65 ai 64,56 euro) ed una alla zona di caccia (che va da un minimo di 10 ad un massimo di 100 euro)". Stabilito che in Italia ci sono all'incirca 700 mila cacciatori, se ogni cacciatore dovesse pagare soltanto l'importo minimo delle tasse regionali e della zona di caccia, le casse dello Stato riceverebbero 151.067.000 euro. La caccia mette quindi di fronte interessi economici e ragioni ambientaliste, in un confronto-scontro che non accenna a scendere di tono, anzi. Pochi giorni fa, l'11 settembre, la regione Lombardia ha varato una legge sulla caccia in deroga che ha immediatamente innescato le reazioni del fronte anti-caccia. La Lombardia ha detto 'sì' alla caccia anticipata di fringuello, frosone e peppola, specie migratorie tutelate dalle leggi dell’Unione europea. Dura la reazione di Enpa, Lav, Wwf, Oipa, Associazione vittime della caccia, Lac e Vas: "Di fronte alla procedura di infrazione comunitaria ormai prossima a giudizio e a ben due sentenze della Corte Costituzionale che dichiarano illegittima le concessione di deroghe mediante legge, la Lombardia ha inteso ugualmente procedere, approvando una legge-truffa che infrange la direttiva, contrasta con le leggi dello Stato e viola la Costituzione". Insomma la caccia è tornata, e quest'anno sembra anche più prepotentemente rispetto ad altri anni passati. Animalisti e ambientalisti si fanno sentire a colpi di denunce e ricorsi, ma da domenica i cacciatori si faranno sentire a colpi di fucile.