Clima, Brown: la terra rischia la catastrofe
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Lunedì 19 Ottobre 2009

La terra rischia una "catastrofe" se al vertice dell'Onu sul clima che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre prossimi non si arriverà ad un accordo per la riduzione delle emissioni di gas serra. A rilanciare l'allarme è stato il premier britannico Gordon Brown, che ha parlato a Londra davanti ai rappresentanti dei 17 Paesi del Mef (Major economies forum, gruppo che riunisce le principali economie del mondo in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici). "Se questa volta non raggiungeremo un accordo, non ci potranno essere dubbi - ha avvertito Brown - Una volta che il danno provocato dalla crescita incontrollata delle emissioni sara' stato fatto, nessun accordo globale retroattivo potrà nel prossimo futuro annullare quella scelta. A quel punto sarà irrimediabilmente troppo tardi". "Per questo - ha continuato il capo del governo - non possiamo permetterci di perdere di vista la catastrofe che rischiamo se continueranno gli attuali trend di riscaldamento" del pianeta. Di qui il monito di Brown agli altri leader mondiali - in testa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama - a impegnarsi in prima persona nei negoziati che si apriranno tra meno di 50 giorni nella capitale danese

 

GREENPEACE: NON FATE NAUFRAGARE L’ACCORDO
In occasione del Forum delle Maggiori Economie (Mef) che riunisce i Paesi responsabili di oltre l'80% delle emissioni globali di gas serra, Greenpeace oggi avverte che "l'Europa non deve cedere ai tentativi degli Stati Uniti di far naufragare un accordo serio e ambizioso a Copenaghen per salvare il Pianeta da cambiamenti cimatici irreversibili e potenzialmente catastrofici". "Al di là delle ripetute promesse del Presidente Obama di fare degli Stati Uniti un paese leader nella lotta ai cambiamenti climatici, la sua amministrazione - sottolinea l'associazione ambientalista - sta ancora una volta minacciando il raggiungimento di un accordo sul clima forte per limitare l'aumento delle temperature terrestri ben al di sotto di +2 gradi centigradi". "L'Europa ha il dovere di mantenere i propri obiettivi e rigettare i tentativi americani di annacquare l'intero accordo" dice Martin Kaiser, esperto di politiche sul clima di Greenpeace International. "A meno di 50 giorni da Copenaghen, -aggiunge- non si può sacrificare il Pianeta agli interessi individuali".
Per Greenpeace, Cina, Brasile, India e Indonesia "hanno fatto importanti passi avanti verso il raggiungimento di un accordo salva-clima a Copenaghen", ma al momento "manca ancora un chiaro impegno finanziario da parte dei Paesi industrializzati per sostenere i Paesi in via di sviluppo nella lotta ai cambiamenti climatici".

 

SCAJOLA: COPENHAGEN SARÀ IMPORTANTE MA NON RISOLUTIVA
La prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, in programma a Copenhagen a partire dal prossimo 7 dicembre, "non porterà a un accordo, ma a passi avanti significativi": secondo il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, insomma, "sarà importante ma non risolutiva". Il piano energetico degli Stati Uniti, ha ricordato Scajola, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa sull'accordo trilaterale Italia-Russia-Turchia per l'oleodotto Samsun-Ceyhan, "sarà pronto la prossima primavera, quindi dopo Copenhagen, e gli Stati Uniti sono fondamentali. Altri paesi non sono ancora pronti, come la Cina, ma sono assolutamente convinti di lavorare per la riduzione delle emissioni inquinanti". L'incontro di dicembre porterà comunque "a una presa di coscienza forte" sulla situazione del clima a livello mondiale.