San Marino, il Comitato promotore del referendum propositivo sulla legge elettorale
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Venerdì 19 Aprile 2019

SAN MARINO - Uno degli argomenti su cui i sostenitori dell'attuale legge elettorale basano la loro campagna referendaria è quello delle "preferenze". Dalle interpretazioni date infatti, pare che tutte le criticità siano riconducibili al referendum del maggio 2016 che ha introdotto la preferenza unica, invece di riconoscere le storture che l'attuale norma ha manifestato con l'applicazione del ballottaggio per la prima volta nella storia della Repubblica.

Interpretazione tanto scorretta quanto intellettualmente disonesta, perché se da un lato è vero che chi oggi è in Consiglio con 20-30 preferenze con la vecchia norma ne avrebbe goduto di un numero indubbiamente maggiore, dall'altro è altrettanto vero che chi è rimasto escluso dal parlamento ne avrebbe avute anch'esso certamente di più. Per semplificare, se il Candidato x invece di essere in Consiglio con 30 voti vi sarebbe entrato con 100 (a titolo di esempio), il Candidato y, ovvero quello escluso dall'applicazione del ballottaggio, invece di aver avuto 170 preferenze avrebbe potuto riceverne 600 se non di più. Quindi in sostanza il problema della rappresentatività non cambia affatto ma anzi potrebbe essere addirittura amplificato.

D'altronde i numeri parlano chiaro: i 15 Consiglieri che la maggioranza ha guadagnato (o per meglio dire sottratto!) con il premio di stabilità rappresentano complessivamente 919 preferenze, contro le 1641 dei 15 Consiglieri risultati eletti al primo turno. Andando a vedere invece la situazione complessiva i numeri divengono addirittura impietosi: i 35 consiglieri di maggioranza rappresentano 3210 preferenze a fronte delle 6194 per i 25 seggi di minoranza.

È impossibile far finta di nulla di fronte a questi numeri: essi, oltre che certificare una palese sproporzionalità tra il principio di governabilità e quello della rappresentatività, trasformano in maniera del tutto artificiosa una coalizione che vanta un consenso limitato in maggioranza assoluta, una rappresentanza minoritaria che con le proprie scelte fa ricadere sul paese le conseguenze che tutti oggi possiamo toccare con mano.

Non è un caso che il tracollo del nostro Paese sia coinciso con l'applicazione del ballottaggio, dove una coalizione che rappresenta un 32% scarso dell'elettorato abbia quasi il 60% dei seggi in Consiglio. Una condizione che in futuro non dovrà mai più riproporsi, giacché siamo convinti che coloro che dovranno governare nella prossima legislatura, lo dovranno fare perché saranno realmente maggioranza nel paese.

 

Comitato promotore referendum propositivo legge elettorale

 

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