Visto per voi a teatro: “Venere in pelliccia” di Impacciatore e Malosti
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Martedì 12 Aprile 2016

 

di Alessandro Carli

 

La magistrale e linguisticamente variegata interpretazione che Sabrina Impacciatore ha dato alla Wanda della "Venere in pelliccia", passata a Riccione fresca fresca di debutto domenica sera, conferma la crescita artistica dell'attrice, ad oggi – lo possiamo scrivere senza temere di essere smentiti – una delle punte di diamante della scena italica.

Spazio Tondelli gremito (in platea, tra gli altri, anche il sindaco Renata Tosi) sino all'ultima fila, quasi a voler testimoniare che al richiamo dei lavori di qualità, il pubblico risponde. E il "dialogo a due" – la Impacciatore ha condiviso il palco con il bravo Valter Malosti, credibile regista della pièce da mettere in scena – non ha deluso: un'ora e cinquanta minuti senza intervallo, all'interno di questa "stanza della tortura" (non nell'accezione pirandelliana bensì in quella di David Ives, autore del testo portato alla ribalta cinematografica da Roman Polanski) si svolge la battaglia psicologica (e di ruolo) tra un regista teatrale (Malosti) in cerca di un'attrice a cui assegnare la parte e una coatta romana "smanata", burina nel look (si presenta con una mini molto mini di pelle nera) e nella parlata (cazzo, stronzo, vaffanculo, eccetera), all'apparenza assolutamente "improbabile" ma che, lentamente e in maniera costante, rivela una capacità di "vivere" e dare vita e spessore al personaggio femminile.

Rispetto al libro e al film, questa divertente ma non superficiale "Venere in pelliccia" tocca anche i registri comici: Sabrina Impacciatore caratterizza con grande personalità il personeggio femminile di Wanda, vestendo e svestendo in un batter di ciglio i due ruoli (quello della sciattosa e quello del personaggio severo e algido del copione) anche grazie all'ausilio del microfono, per una volta propedeutico allo spettacolo.

 

impacciatore