Visto per voi a teatro: Cristina Donà canta (bene) Fabrizio De André
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Lunedì 08 Aprile 2019

foto di Roberto Masi

 

di Alessandro Carli

 

CATTOLICA – L'errore da evitare: aspettarsi che quelle canzoni vengano reinterpretate alla maniera delle Regine, Ornella Vanoni o Mina o Mia Martini. Errore che non deve essere commesso: diversissime le poetiche, i percorsi di vita, la carriera artistica, il timbro vocale. Eppure Cristina Donà (foto di Roberto Masi) - è stata lei a salire sul palco della "Regina" di Cattolica, venerdì 5 aprile con "Amore che vieni, amore che vai. Fabrizio De André, le donne e altre storie" – rigorosamente a modo suo, sin dall'apertura del concerto ha messo le cose in chiaro. Forte del premio ricevuto nel 2016 (il "Premio Fabrizio De André" a Roma "per aver scelto di portare sul palco, con la sensibilità rara che da sempre la contraddistingue, Fabrizio De André e le sue anime salve, le vie del campo e il suo inverno") – in estrema sintesi, Faber le appartiene perché lo ha attraversato e gli ha dato voce – la cantautrice lombarda ha scelto la chiave jazz per dare vita alle donne genovesi. Ed il risultato è stato interessante, eccezion fatta per alcuni pezzi (su tutti "Hotel Supramonte", resa discutibilmente "allegra" e saltellante, ma anche "Amore che vieni, amore che vai" e "Ho visto Nina volare", troppo lontane dalle originali: del resto è cosa nota tra i "faberfili" l'unicità del timbro di De André, che sembra ogni volta che canti solo per te): "Ave Maria" (da "La buona novella") è una perla di rara bellezza, così come "Tre madri", "Bocca di rosa" (meglio la versione di Cristina che quella forse più celebre di Petra Magoni) e "Verranno a chiederti del nostro amore".

Ai dubbi sulla qualità di "Franziska" – non tra le migliori produzioni di Faber – hanno fatto da altissimo contraltare la versione strumentale di "Don Raffaè" (e fa strano che il pezzo più bello della musica napoletana sia stato scritto da un genovese), "Princesa" e "Rimini", con il pubblico chiamato a cantare il celebre ritornello.

Non ingannino i due o tre nei, né più né meno nugae catulliane, cose di poco conto: Cristina Donà supera di slancio la prova De André, confermandosi artista di punta del panorama italiano sia che canti i suoi pezzi che decida di reinterpretare quelli del poeta più profondo del Novecento.