Usa, picco disoccupazione, ma agosto meglio del previsto
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Venerdì 04 Settembre 2009

Il tanto atteso dato è arrivato. Questa settimana, al di là delle stime dell'Ocse o della riuonione della Bce, l'attenzione degli operatori era tutta rivolta al Dipartimento Usa del Lavoro. Quest'ultimo, infatti, pubblicava oggi i numeri sulla disoccupazione negli Stati Uniti per il mese di agosto. Ecco i numeri, nudi e crudi. Nello scorso mese sono stati persi 216mila posti di lavoro, dopo i 276mila di luglio. Il dato è lievemente migliore delle attese degli analisti, che prevedevano la perdita di 225mila posti. Ma nonostante il rallentamento nella velocità con cui vengono bruciati i posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è salito ai massimi dal 1983: il 9,7 per cento. Dall'inizio della crisi sono andati perduti circa 7,4 milioni di posti di lavoro.

La disoccupazione di agosto si raffronta al 9,4% di luglio, dato confermato dal dipartimento del Lavoro di Washington. Inferiore al previsto il calo degli occupati nel settore non agricolo, pari a 216.000 unità contro le 230.000 stimate dagli economisti e dopo un calo di 276.000 a luglio, quest'ultimo rivisto invece in peggio dalle precedenti 247.000 unità.

In diminuzione anche gli occupati del settore manifatturiero, scesi lo scorso mese di 63.000 unità contro le 60.000 previste, mentre sul fronte delle retribuzioni i salari medi orari sono aumentati di sei centesimi (+0,3%) a 18,65 dollari: le previsioni erano per un aumento dello 0,1% per cento.

Fin qui i numeri, ma quali le reazioni degli esperti e dei mercati? Le Borse europee, dopo la pubblicazione del dato, hanno subito accelerato verso l'alto. Il segnale inequivocabile che i listini hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno: il rallentamento nel calo della perdita dei posti di lavoro in agosto è considerato un indizio che la situazione si porta verso lidi meno "perigliosi". Tuttavia, rimane quella percentuale del tasso di disoccupazione che non può non creare preoccupazione. Gli Stati Uniti, infatti, sono un'economia che si basa sui consumi. Ebbene, se troppa gente finisce in mezzo a una strada è chiaro che, oltre alla tragedia personale, esiste il serio problema di una domanda aggregata che farà fatica a sostenere il motore della ripresa. Proprio di questo, in settimana, il presidente Barack Obama si era preoccupato quando ha voluto sottolineare come «la sua amministrazione non diminuirà gli sforzi fino a quando gli americani in cerca di lavoro non lo avranno trovato». E che la situazione, su questo fronte, possa ancora peggiorare era stata la stessa presidente del consiglio economico voluto da Obama, Christina Romer, a prevederlo:«Non è da escludere - ha detto - un tasso di disoccupazione al 10 per cento».

Considerazione che gli investitori sull'altra sponda dell'Oceano Atlantico devono avere maggiormente "introiettato". I listini americani, al contrario di quelli Europei, non hanno fatto alcun festa per il dato sull'occupazione e rimangono molto deboli, vicino alla parità. Segno che la preoccupazione per «la fragilità della ripresa economica» (come ha detto oggi Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale) unita a un mercato del lavoro così negativo, non elimina le nuovole all'orizzonte sul fronte dell'uscita dalla peggiore crisi economica del nuovo millennio, e non solo.

4 settembre 2009