La Grecia sugli scudi Era ora
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Venerdì 11 Giugno 2010

di Lou Nissart

 

 

 

La Grecia annuncia di aver ridotto il deficit più di quanto non avesse programmato, sorprende tutti e manda in solluchero le Borse europee, che sgavazzano, e l’euro, che recupera sul dollaro. E che importa se la Banca Mondiale vede la possibilità che la ripresa a W in Europa azzoppi la ripresa mondiale, che si stava profilando vivace! Le notizie di ieri hanno decisamente cambiato il clima. Anche se nuovi interrogativi vengono dall’Ungheria e dalla Bulgaria (due Paesi che non fanno parte dell’Eurozona).

Atene ha annunciato ieri di aver superato, nei primi cinque mesi dell’anno, i suoi (ambiziosi) obiettivi di riduzione del disavanzo pubblico, grazie ai tagli apportati alla spesa. Il ministero delle Finanze ha detto in un comunicato che il deficit nel periodo gennaio-maggio è stato di 8,97 miliardi di euro, contro 14,65 miliardi nei primi cinque mesi dell’anno scorso. La riduzione è del 38,8%, superiore dunque al 35,1% a suo tempo indicato come obiettivo. Nello stesso giorno l’agenzia statistica greca ha annunciato che il tasso di disoccupazione ha raggiunto in marzo un valore dell’11,6%, in contrazione rispetto al dato di febbraio (12,1%). I disoccupati sono 26.500 di meno.

L’annuncio-bomba è venuto quasi contemporaneamente alla revisione al rialzo della previsione di crescita dell’intera Eurozona da parte della Banca Centrale Europea, da 0,4-1,2% a 0,7-1,3% (vedere l’articolo in apertura), e alle cifre positive per la produzione industriale italiana, in ripresa. I mercati finanziari e valutari hanno cominciato a tradurre questi annunci in domanda di azioni europee (gli indici sono saliti fra l’1 e il 2%) e di euro, che ha abbandonato il suo scivolamento ed è salito da 1,19 a 1,21 per dollaro nella trattazione in Europa.

Non tutte le notizie di ieri hanno peraltro lo stesso segno. Mentre bene o male si chiude il “caso” ungherese con una nota epigrafica dell’agenzia Fitch, che vede nelle misure di austerità di Budapest un primo passo positivo, se ne apre un altro in Bulgaria, dove saranno testati i nuovi poteri di Eurostat (l’ente statistico dell’Unione Europea, che non ha potuto impedire la falsificazione delle cifre economiche da parte del precedente governo greco).

«Le ambizioni recentemente annunciate per le finanze pubbliche ungheresi», recita la nota di David Heslam, direttore del team internazionale di Fitch, «sono moderatamente incoraggianti in particolare il rinnovato impegno di perseguire l’obiettivo del governo precedente di portare il deficit pubblico al 3,8% del pil nel 2010». Ma ha aggiunto: «Sono tuttavia necessarie precisazioni sui costi, il calendario e la credibilità delle misure… per il 2010», così come sugli «obiettivi per il deficit a medio termine».

Una questione di credibilità si sta ponendo anche per la Bulgaria, il cui governo ha rivisto al rialzo, al 3,9%, la stima per il deficit del 2009 e la previsione per il 2010, applicando il metodo Eurostat. La Commissione Europea si è detta «inquieta» per queste revisioni, di cui è stata informata tardi e senza dettagli sulle motivazioni, a parte la “scoperta” di contratti firmati dal precedente governo di Sofia per un totale di 1,1 miliardi di euro. Una commissione d’inchiesta della Commissione Europea dovrebbe presto partire per la Bulgaria, sulle tracce della squadra Eurostat che già vi si trova e che rappresenta il “collaudo” del meccanismo di sorveglianza europeo.

La decisione riflette una tendenza all’interno dell’Unione Europea a “dare un giro di vite” in materia di bilancio dei Paesi membri. Ieri i governi dell’Ue si sono accordati per seguire i bilanci nazionali in una fase precoce, adottando fra l’altro un più ampio ventaglio di sanzioni contro gli sforamenti.

L’obiettivo è evitare una ripetizione del caso greco. Dopo la scoperta di un deficit tre volte più alto di quanto non fosse stato reso noto prima, il nuovo governo socialista di Atene si è impegnato a tagliare 30 miliardi di euro di spese e a riportare il deficit dal 13,9% del 2009 a meno del 3% per il 2014. L’Ue e il Fmi hanno impegnato nel salvataggio 110 miliardi di euro in tre anni, con un controllo severo sui conti greci. In séguito è stato creato un fondo di 750 miliardi di euro per i futuri salvataggi. «Al presente non c’è il minimo accenno di una richiesta di mettere in pratica questo piano», ha detto Herman Van Rompuy, presidente dell’Ue: «E se il piano dovesse rivelarsi insufficiente, la mia risposta è semplice: faremo di più».

Commentando i dati, il primo ministro greco Iórghos Papandréu ha detto al quotidiano Eleftherotipìa «entriamo in un’orbita di normalità economica e di bilancio. Ci siamo lasciati alle spalle i grandi rischi», aggiungendo che «la Grecia oggi non deve temere nulla» se non ton ìdhio to fóbo, cioè «la paura stessa».