Ikea: il colosso svedese del mobile sfonda la trincea della Romagna
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Martedì 07 Luglio 2009

Se viene usata la Bibbia come termine di paragone qualcosa di importante l’ultraottantenne Ingvar Kamprad, che a 5 anni vende fiammiferi e a 27 apre Ikea, deve aver fatto. Il catalogo Ikea 180 milioni di copie in 24 lingue diverse, il testo più letto al mondo dopo la Bibbia, senza dubbio aumenterà ancora la sua tiratura dopo l’apertura a Rimini la settimana scorsa dell’ultimo megastore della catena svedese in Italia. Taglio del tronco alle sette di mattina alla presenza del presidente della provincia Nando Fabbri, animazione dalle suggestioni felliniane, e alle nove del 9 giugno porte aperte per i primi clienti. Superficie espositiva a disposizione dei visitatori di ben 32.500 metri quadrati. Orario dalle 10 alle 20 per acquistare oltre 10mila articoli. La struttura è disposta su 2 piani: il primo dedicato all’esposizione dei mobili ed il piano terra ai complementi d’arredo. A disposizione dei clienti anche un ristorante da 520 posti ed un parcheggio per 1.880 auto.
Mille polemiche, prima della sua apertura, ma il colosso svedese ha messo sul piatto 260 dipendenti assunti su oltre 5000 curricula pervenuti, e circa altri cento posti di lavoro creati dall’indotto. Il dirimpettaio Mercatone Uno che dovrebbe aprire nelle prossime settimane, diretto concorrente, lo guarda da vicino in cagnesco. Ma tra gli addetti ai lavori gira la voce che il costruttore Valentini abbia avuto una commessa di mille camere da Mr Ikea. Sarebbe una conferma alle sue modalità della politica di espansione in Italia. Una sorta di “divide et impera”.
Ikea in Italia compra più di quanto vende: realizza infatti il 6,5% delle vendite globali ai clienti, effettuando al contempo l’8% degli acquisti di mobili, semilavorati e altri prodotti presso le industrie italiane. L’Italia è il terzo paese dopo Cina e Polonia a fornire prodotti. In particolare Ikea ha consolidati rapporti con imprese operanti nel cosiddetto “Triangolo della sedia”, nel Friuli Venezia Giulia. Ikea Italia ha sfidato la crisi: oltre mille nuovi posti di lavoro nel 2009. Dopo Rimini, Collegno (TO), Salerno, Villesse (GO). Nel 2008 Ikea ha realizzato un fatturato di 1,3 miliardi di euro, con un incremento pari al 5,8 per cento. Nello stesso periodo 37,15 milioni di persone hanno visitato i 14 negozi presenti sul territorio italiano, una rete gestita da oltre 6.400 addetti, l’86% dei quali assunti con un contratto a tempo indeterminato. Ma cosa ne pensano gli imprenditori sammarinesi del settore dell’arrivo di uno dei brand più famosi al mondo? “E’ difficile dire quale potrebbe essere l’influenza dell’apertura di Ikea sul circondario e sul mercato sammarinese”, affermano all’Arredamento Gasperoni. “Certo è che porterà via comunque una fetta di mercato anche se noi occupiamo un target molto diverso. Per capirci: se da loro compri a due da noi si spende dieci. Il problema è l’innestarsi di una consuetudine a far riferimento a prodotti di quel tipo, a basso costo; mentre prima avevamo abituato i clienti a fare comunque i conti con acquisti più importanti come i nostri. E’ un discorso che vale specialmente per i giovani che hanno meno capacità di spesa e in ogni caso sono attratti anche da tutti gli altri articoli che Ikea offre”. Per aziende importanti nel panorama industriale sammarinese come Colombini, l’apertura di Ikea non dovrebbe creare grandi problemi: diverso il target di riferimento e soprattutto diverso l’approccio al prodotto che punta al chiavi in mano e alla personalizzazione. Ikea è una multinazionale con 258 centri di vendita in 37 paesi; gran parte dei quali in Europa. Il gruppo Ikea ha 127.800 collaboratori ed è presente in 39 nazioni, ma realizza l’82% del suo fatturato in Europa. Secondo la rivista Forbes Ingvar Kamprad è il 7° uomo più ricco al mondo con un patrimonio di ben 31 miliardi di dollari. Ma continuiamo nel nostro giro di pareri. Molto netta e dura, specialmente nei confronti della politica la posizione di Giuseppe Giorgi, il leader di Giorgi Casa: “Non ci tocca per niente l’apertura di Ikea. Noi facciamo un altro lavoro, facciamo arredamento, forniamo la cucina, la camera, l’ambiente, il mobile. Il nostro target è di medio/alto livello. E il fatto che non subiamo la concorrenza degli svedesi viene dimostrato dalla vasta clientela che abbiamo a Bologna e Ancona, nonostante la presenza anche lì di due centri Ikea. Quindi, ci si può convivere benissimo con colossi di questo tipo. Anzi, mi dispiace molto come cittadino e imprenditore che non sia successo questo: un’azienda come Ikea l’avremmo dovuta portare a San Marino, l’avrei voluta addirittura vicino alla Giorgi Casa. Avrebbe avuto una grande forza di attrazione, avrebbe creato un indotto di grande interesse. Ricordo l’occasione perduta negli anni scorsi dell’ipermercato a Rovereta. La politica sammarinese non ha mai fatto niente in questo senso, non si è fatta trovare preparata, competente, lungimirante, e senza altri interessi. Un centro Ikea, un iper come “Le Befane”, e altri grandi centri commerciali del circondario, insomma, iniziative di questo genere si sarebbero potute fare benissimo a San Marino, con enormi vantaggi per l’economia del Titano: sono motori che attirano migliaia di persone e possono riversarsi su tutto l’indotto, dai ristoranti, agli altri esercizi commerciali. E forse, non avremmo avuto la flessione del 17% nelle presenze turistiche”.
Saverio Mercadante

 

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