San Marino: per Assobank è normale avere conti correnti in Italia
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Domenica 17 Ottobre 2010

Le vicende della Cassa di Risparmio di Rimini, commissariata (anche) per il rapporto con la controllata sammarinese, al 100%, Credito Industriale Sammarinese, continuano a far discutere. Ma ciò su cui ci si dovrebbe concentrare è il rapporto, tuttora in fieri in virtù dell’accordo bilaterale giacente da tempo sul tavolo del Ministro Giulio Tremonti, tra la Repubblica di San Marino e l’Italia, tra Bankitalia e BCSM, la banca centrale del Titano.
“Che una banca sammarinese abbia un conto corrente presso un istituto di credito italiano, non è un'anomalia. Tutte le banche sammarinesi ce l'hanno, e non è assolutamente una cosa illecita o di per sé causa commissariamento''. Così parlò Pier Paolo Fabbri, presidente dell'Associazione bancaria sammarinese e direttore generale della Banca agricola commerciale (Bac), riferendosi alle ultime vicende che hanno coinvolto Carim e Cis. “E' assolutamente normale che il Cis abbia un conto presso la capofila Carim, tanto più che la banca riminese ne ha il controllo totale''. E allora, perché tanti sospetti su quel conto corrente intestato al Cis, presso la Cassa di risparmio dove in un anno sono confluiti 90 milioni di euro utilizzati, a quanto pare, per acquistare titoli?
“La questione sta in altri termini, anche quella legata alla trasmissione delle informazioni in Italia - spiega Fabbri -. Fermo restando la legittimità del conto in sé, la necessità di informazioni sulla clientela italiana è legata alla verifica dei rischi per il credito''. Le preoccupazioni italiane, secondo Fabbri, sarebbero derivate dal timore di non poter controllare l'affidabilità e quindi valutare il rischio di credito a livello consolidato con ricadute ovvie sul bilancio della banca. ''Ma nulla è sfuggito al controllo dell'Italia, perché le informazioni sulle posizioni affidabili ci sono state, ma senza violare il segreto bancario sammarinese, semplicemente evitando di inviare fisicamente le informazioni in Italia, ma permettendo ai vertici di Carim di verificarle direttamente presso il Cis. Si è solo evitato il mero trasferimento in Italia di dati sulle posizione 'affidate'. La controllante attraverso gli esponenti aziendali, i membri del cda e del collegio sindacale, e l'attività di ‘audit’ (ispettorato), ha comunque potuto verificare ogni informazione utile presso il Cis. I rischi di credito sono stati sempre calcolati sulla base di tutte le informazioni utili''.
L’idea che è passata, però, è che i commissari, e in scia la Guardia di finanza, abbiano iniziato una sorta di caccia al “tesoretto” dei furbi che hanno evaso il fisco, con la Carim che avrebbe potuto farlo sparire utilizzando la propria controllata Credito Industriale Sammarinese. Pier Paolo Fabbri però smentisce questa costruzione giornalistica.
“Le cose non stanno così. Bankitalia non ha chiesto di fare questo, di rintracciare denari di evasione. Si sta parlando di gestione della banca, di bilancio Carim e stabilità patrimoniale. La caccia alle streghe, la corsa alle calcagna degli evasori è un'altra faccenda. Il conto del Cis presso Carim è un semplice conto interbancario''.