Il Regno Unito rilancia la "global tax"
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Giovedì 17 Settembre 2009

Una tassa sulla globalizzazione. Un prelievo piccolo, non incisivo (si va dall’ordine dello 0,1 allo 0,5%), da applicare a tutte le transazioni valutarie. Lo propose nel lontano 1972 il Premio Nobel per l’economia James Tobin, che parlava di porre così “qualche granello di sabbia tra le ruote della finanza internazionale” con l’obiettivo di promuovere l'efficacia delle politiche macroeconomiche e di ridurre la speculazione. Da qui il nome di Tobin Tax, da non confondere con la “Robin Tax” di Giulio Tremonti, che quando quest’ipotesi è stata rilanciata in Italia nel 2003, per mezzo di una proposta di legge di iniziativa popolare (elaborata da Attac, raccolse 180 mila firme e trovò anche 90 deputati disponibili a sostenerla), fu in prima fila ad osteggiarla, confutandola e contrapponendogli la cosiddetta de-tax, sorta di sgravio fiscale per le imprese intenzionate a fare beneficenza. A rispolverare le idee di James Tobin è il portale Greenreport, che cita il direttore dell'autorità per i servizi finanziari del Regno Unito, Adair Turner, che ha rispolverato la tassa sulla globalizzazione motivandola con il fatto che una tassa globale sulle transazioni finanziarie potrebbe contribuire a mettere un freno all'ipertrofia del settore finanziario.
“E oggi come mai – sottolinea Greenreport - l'esigenza iniziale di introdurre forme di governance del sistema finanziario si dimostra necessaria dal momento che le spropositate dimensioni e l'importanza che questo ha assunto ha contribuito ad innescare e a rendere così pesanti gli effetti della crisi e quindi non è un caso che questo sdoganamento della misura conosciuta come la ‘tassa sulla globalizzazione’ abbia ricevuto un coro di attenzioni e di consensi, dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso a diversi economisti”. Sul Sole-24 Ore anche Dani Rodrik, economista, ne elenca gli effetti positivi nel ridurre “la speculazione a breve termine senza produrre effetti negativi a lungo rilevanti sulle decisioni di investimento internazionale a lungo termine” e nella possibilità che “una tassa simile consentirebbe di raccogliere grandi quantità di denaro”.
Non potrebbe risolvere altri problemi, dice lo stesso Rodrik, per cui servirebbero altre misure, ma sarebbe “un buon punto di partenza se vogliamo inviare un messaggio forte sul valore sociale del casinò noto col nome di finanza globale”. Una sorta di volto etico della finanza che potrebbe diventarlo ancora di più se venisse rispolverata anche l'idea di Borloo, per raccogliere fondi da impiegare per la lotta ai cambiamenti climatici.