Benessere Interno Lordo Romagna docet
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Lunedì 21 Settembre 2009

Parliamo di BIL. No, non c’è un errore di stampa, non volevamo scrivere PIL. E’ BIL, Benessere Interno Lordo, tutta un’altra storia. Il Premio Nobel Joseph Stiglitz – il sito San Marino Fixing ne ha parlato la scorsa settimana – quarant’anni fa teorizzava una sorta di rivoluzione dei parametri per intendere lo stato di salute di un’economia e di un paese, e nei giorni scorsi la Francia, su incarico del Presidente Sarkozy, ha dato vita ad una commissione apposita per ricercare quello che è stato definito il “benessere pluridimensionale”. Il Sole 24-Ore ha rilanciato questa sfida e, seguendo i medesimi parametri, ha formulato una classifica che premia la Romagna.
La formula prevede otto elementi: le condizioni di vita materiali, la salute, l'istruzione, le attività personali, la partecipazione alla vita politica, i rapporti sociali, l'ambiente, l'insicurezza economica e fisica.
Dalla ricchezza del Paese il focus si sposta verso l'individuo e la famiglia, con un occhio di riguardo all'ambiente e alla sostenibilità. Per tenere conto non solo della quantità, ma anche della qualità.
E se a livello di PIL è Milano a regnare, per quel che riguarda il BIL è la Provincia di Forlì-Cesena a guidare la classifica, davanti a Ravenna. Negli ultimi posti Agrigento, maglia nera per il PIL tradizionale, passa il testimone di ultima classificata nell'indice del benessere a Siracusa.
La vittoria di Forlì-Cesena si riassume nel punteggio di 170,4: ben settanta punti in più rispetto alla media delle 103 province considerate e 21 posizioni guadagnate rispetto alla rigorosa classifica del PIL. Si vive più a lungo, in media più di 82 anni, e fuori dalle mura domestiche, per svago o per attività di volontariato. E nelle giornate elettorali si rinuncia alla gita al mare. Nota dolente è la sicurezza personale, con 3mila reati all'anno ogni 100mila persone. Tra le altre posizioni spicca Rieti, che da PIL a BIL scala 54 posizioni, mentre Roma crolla 74 posti più in giù. E Milano? La regina del PIL, cambiando iniziale (e parametri) si ferma al 37° posto. Colpa dei reati: quasi 5.500 l’anno ogni 100 mila persone.