Finanziaria di San Marino: anche i commercialisti si arrabbiano
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Giovedì 02 Dicembre 2010

SAN MARINO - Dati delle entrate “ottimistici”, preoccupazione per l’aumento della pressione fiscale, mancanza di un provvedimento di sviluppo: anche i commercialisti si arrabbiano. E bocciano senza appello la bozza di Finanziaria prossima al passaggio in prima lettura in Consiglio Grande e Generale.
La sintesi che vi proponiamo è il compendio di quanto emerso nell’assemblea congiunta degli ordini dei Dottori Commercialisti e del Collegio dei Ragionieri di martedì 23 novembre 2010 a Domagnano, in cui si è preso in esame l’esame dei provvedimenti contenuti nella manovra fiscale inserita nella finanziaria 2011.
Ed ecco alcune considerazioni di ordine generale sui provvedimenti fiscali inseriti nella manovra finanziaria 2011 che rappresentano il punto di vista ufficiale dei commercialisti sammarinesi.

1. Gli Ordini dei Commercialisti Sammarinesi guardano con preoccupazione all’aumento previsto della pressione fiscale. Questo va, infatti, a colpire gli utili sempre più ridotti delle imprese, di quelle che resistono e continuano a localizzarsi a San Marino, combattendo le crescenti difficoltà, i condizionamenti e gli ostacoli costituiti dalla crisi internazionale e dal fisco italiano (Decreto incentivi).
2. Il previsionale 2011 non contiene un progetto di sviluppo, né evidenzia elementi o iniziative per il rilancio del Sistema San Marino ma tende solo ad assicurare il trend della spesa pubblica, dei costi del personale e dei servizi pubblici.
3. Qualsiasi intervento legislativo di riforma fiscale o altro che spinga il Paese verso nuove forme di sviluppo, se adottato oggi darà effetti nel medio termine. Nel frattempo dobbiamo correre ai ripari: più che aumentando la pressione fiscale, portando invece decisi correttivi alla spesa, in quanto in questa ipotesi di lavoro i margini di manovra qui sono più ampi.
4. I dati delle entrate sono ottimistici, se si considera il periodo di crisi economica ed il precario stato dell’interscambio italo-sammarinese. Siamo obbligati perciò a fare dei tagli alla spesa per evitare il default dei conti pubblici ed un indebitamento insostenibile dello Stato.
5. La normalizzazione dei rapporti italo-sammarinesi è però propedeutico ad ogni piano di rilancio dello sviluppo ma anche di ogni riforma fiscale e della PA.

Ecco invece alcune considerazioni specifiche sui provvedimenti fiscali inseriti nella manovra finanziaria 2011.

1. Il Bilancio previsionale 2011 contempla un incremento della pressione fiscale con l’introduzione di un’imposta indiretta (complementare sui servizi) ed un’addizionale IGR, che demanda però a decretazione delegata successiva in corso d’anno. Trattasi di due imposte definite in maniera aleatoria, che creano preoccupazione ed incertezza negli operatori economici. Non sono, infatti, noti né circoscrivibili gli effetti sul comparto economico e sulla base imponibile.
Un metodo di applicazione anziché un altro cambia di molto l’incidenza fiscale sul reddito delle aziende, soprattutto in settori particolari come i trasporti e i tour operator, dove l’impatto potrebbe presumibilmente superare, per assurdo, il 100% dell’imponibile. L’applicazione con il metodo IVA sarebbe comunque auspicabile rispetto ad ogni altro metodo (es. ritenuta alla fonte) che avrebbe un effetto moltiplicatore, sommando l’imposta ad ogni passaggio.
2. Dubbi interpretativi sull’applicazione dell’imposta complementare sono già stati espressi da più parti, come ad esempio su quali servizi deve essere applicata la percentuale, se con ritenuta o un meccanismo simile all’IVA europea. E’ tutto da verificare. Di certo non si possono lasciare gli operatori in questa incertezza a priori.
3. Altra incertezza sarà creata in particolare dall’addizionale IGR una tantum per l’esercizio fiscale 2011 IGR che potrebbe arrivare fino al 15%. Meglio stabilire un incremento fisso dell’imposta del 2% annuo. Dobbiamo dare certezza nel trattamento fiscale agli operatori ed alle aziende, non attendere il 31 marzo o il 30 giugno 2011 per sapere di più su complementare ed addizionale.

Con questa manovra fiscale è evidente che si presenta il conto ai contribuenti sammarinesi con il rischio di creare uno scontro sociale nel Paese senza precedenti nella nostra storia.
E’ evidente che se ci sono da fare dei sacrifici questi devono essere fatti da tutti in funzione delle proprie capacità.
Gli Ordini dei Commercialisti Sammarinesi non vogliono assolutamente proteggere i “furbetti” che albergano dappertutto ed in tutte le categorie ed in tutti i settori; e quindi anche gli Ordini dei commercialisti Sammarinesi condividono il principio dell’ “equità fiscale” (per rimodulare gli squilibri nella tassazione fra contribuenti diversi), nonchè l’uso dello strumento dell’accertamento fiscale.
Ma l’equità in ambito fiscale potrebbe anche essere, ad esempio, il recuperare dell’imponibile nelle rendite catastali, qualora la quota esente per i proprietari fosse uguale per tutti (ad es. €. 1.500).
La situazione in cui si trova in questo momento il “sistema San Marino” ed il Paese è gravissima.
Proprio per questo gli Ordini dei Commercialisti Sammarinesi sono disposti a sedersi ad un tavolo con tutte le parti politiche, economiche e sociali per lavorare alla soluzione dei problemi del Paese e del suo Bilancio, con l’obiettivo di evitare lo scontro sociale.
Non devono essere poste preclusioni o pregiudiziali, tipo “questo non si tocca” oppure “facciamo pagare le tasse ai lavoratori autonomi che non le hanno mai pagate”, perché un simile atteggiamento non è giusto ma soprattutto non è utile a nessuno.
Ammesso e concesso che le proiezioni del Governo di incrementare le entrate tributarie possano avverarsi (la base imponibile a livello nazionale si sta assottigliando), gli Ordini dei Commercialisti Sammarinesi ritengono che il Governo debba invece procedere ad una drastica riduzione della spesa pubblica.
Come? Tagliando gli sprechi, riducendo i trasferimenti al settore pubblico allargato, privatizzando i servizi non essenziali o strategici oppure chiedendo un contributo agli utenti e iniziando con coraggio ad avviare una riforma della PA che porti ad un’equiparazione a tutti i livelli del settore pubblico al settore privato (e non viceversa).
L’erosione del differenziale fiscale Italia-San Marino, ultimo caposaldo della nostra economia, potrebbe prima o poi convincere le ultime imprese sammarinesi rimaste in territorio a trasferirsi in Italia.