Yacht sammarinesi: l’IVA va pagata
PDF Stampa
Lunedì 26 Settembre 2011

yacht

 

 

di Alessandro Carli

 

Un mare in tempesta, quello che ha colpito recentemente alcuni yacht che battono bandiera sammarinese. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha sequestrato quattro imbarcazioni di lusso, utilizzate da italiani. I quattro yacht, immatricolati presso il registro navale della Repubblica di San Marino (Legge del 30 novembre 2004 numero164), per le Fiamme gialle “sono stati indebitamente introdotti, per l’immissione in consumo in Italia, nel territorio doganale della Comunità europea senza effettuare il pagamento dell’Iva all’importazione per 740 mila euro, incorrendo nel reato di contrabbando aggravato”. “La Repubblica di San Marino è uno Stato indipendente ed extra-Ue - racconta a Fixing l’Ammiraglio Aleardo Maria Cingolani, consulente della direzione del dipartimento navigazione marittima della Repubblica di San Marino -. Gli yacht sono soggetti quindi a tasse sammarinesi. Il cittadino sammarinese deve attenersi alle regole del trattato europeo: l’imbarcazione può stare al massimo 18 mesi nello Stato comunitario senza essere soggetto all’importazione (e quindi all’Iva)”. In base all’articolo 4 del Decreto Legge 164/2004, “gli stranieri e le società estere che intendano iscrivere o mantenere l’iscrizione delle unità da diporto di loro proprietà nel Registro. Se non hanno domicilio a San Marino, devono eleggere domicilio presso un proprio rappresentante, che abbia domicilio a San Marino, al quale l’Ufficio preposto può rivolgersi in caso di comunicazioni relative all’unità iscritta”. In estrema sintesi, “alcune barche di lusso intestate a società sammarinesi sono state utilizzate da cittadini italiani attraverso un contratto di leasing - prosegue l’Ammiraglio Aleardo Maria Cingolani -. In altri casi invece, alcuni cittadini italiani hanno creato una società sul Titano, regolarmente registrata. Gli yacht però sono stati utilizzati da cittadini italiani non residenti a San Marino”. Un passaggio che cozza contro le normative in vigore, che parlano invece di cittadini sammarinesi o di cittadini italiani residenti a San Marino. “E’ chiaro che se hai tutto in Italia, l’Iva deve essere corrisposta” conclude il consulente della direzione del dipartimento navigazione marittima di San Marino. Sul caso, denominato Titan flags, sono intervenuti anche i Segretari Antonella Mularoni (Esteri) e Pasquale Valentini (Finanze). Che confermano la disamina di Cingolani: “I proprietari non sono sammarinesi, quindi dovranno rispondere”. Per Antonella Mularoni, dopo aver chiarito che il Monte è aperto a ogni tipo di collaborazione con la vicina Italia, “gli yacht non erano intestati a cittadini sammarinesi”, quindi, in conseguenza, “se queste persone evadono l’Iva nel loro Paese ne devono rispondere”. A stretto giro di posta, Pasquale Valentini aggiunge: “Quello che è stato contestato ai proprietari di questi yacht, da quello che ho potuto comprendere, è piuttosto normale. Mi spiego meglio: se il proprietario della barca la acquista a San Marino ma risiede in Italia e la utilizza in quel Paese, deve chiaramente pagare l’imposta di valore aggiunto all’Italia. Se non lo fa è una violazione alle normative fiscali italiane. Se, invece, si trattasse di cittadini sammarinesi che hanno una imbarcazione e la utilizzano in altri Stati, abbiamo precise convenzioni affinché queste persone siano pienamente in regola”. Intanto, in quel di Forlì, Isoldi Immobiliare (la società che fa capo all’imprenditore Pierino Isoldi a cui è stata sequestrata una delle barche), attraverso l’avvocato Massimiliano Annetta, si è difesa, sottolineando che San Marino fa regolarmente parte dello spazio doganale europeo in base all’accordo interinale siglato nel 2002 con l’Ue e quindi non può esistere dogana fra Paesi comunitari e San Marino. Decisamente più complicata, invece, la vicenda dell’Iva.