San Marino, l’Ufficio del lavoro cambierà volto. E nome
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Giovedì 23 Febbraio 2012

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di Loris Pironi

 

Segreteria di Stato al Lavoro, sindacati, categorie economiche. Hanno iniziato a riflettere e confrontarsi sulle linee guida di quella che sarà – o almeno dovrà essere – una delle riforme più importanti in ottica di rilancio dell’economia sammarinese, quella del mercato del lavoro. Prima di entrare nei dettagli e cimentarci con un’analisi che sarà un viaggio in più di una tappa, spieghiamo perché è così importante la riforma del mercato del lavoro, anzi una riforma efficace del mercato del lavoro. È importante perché per il rilancio dell’economia sammarinese è fondamentale agire sia sui fattori esterni (il rapporto con l’Italia, una ripresa in fatto di immagine-Paese) sia sui fattori endemici. Tra questi spicca appunto l’inefficienza del mercato del lavoro, gravato da mille vincoli burocratici e normativi, che non stimola il dinamismo del lavoratore e ostacola l’impresa nella sua selezione dei profili migliori per la singola mansione. Non dimentichiamo certo di aggiungere che i dati della disoccupazione a San Marino sono decisamente migliori rispetto all’Italia e al resto d’Europa, però questo non può essere rassicurante perché un’economia che non è in salute – e i numeri dicono anche questo – non può tenere per un lungo periodo di tempo senza interventi di stimolo. Oggi, in anteprima e in esclusiva, ci soffermiamo sulle linee guida della riforma del mercato del lavoro e in particolare sulla sua governance futura, che dovrà passare per una piccola “rivoluzione” dell’Ufficio del Lavoro, del Centro di Formazione Professionale e della Commissione del lavoro.

 

Le linee guida

 

Il confronto generale sulla riforma e l’analisi dei singoli aspetti è appena iniziata, dunque occorrerà tempo per veder nascere il testo che il Segretario di Stato al Lavoro, Francesco Mussoni, porterà in Consiglio Grande e Generale. Le aree tematiche e i principi della riforma, tuttavia, sono già stati individuati, in quanto li ha identificati il Decreto Legge 156/2011 (il cosiddetto “Decreto Mussoni”, appunto) confluito in un ordine del giorno approvato nel corso di una riunione del Consiglio della fine dell’anno scorso.  Il report (ufficioso) redatto dalla Segreteria al Lavoro è intitolato “Linee generali di riforma del mercato del lavoro” ed è su questo testo piuttosto corposo, ben 44 pagine, che le parti sociali stanno ragionando. Le cinque macro aree su cui interverrà la riforma sono le seguenti: Principi; Istituzioni per la Governance; Politiche Attive del lavoro e della formazione professionale; Formazione professionale e contratto di apprendistato; Ammortizzatori sociali. A queste aree se ne aggiunge una sesta, che verrà trattata con un provvedimento distinto, ed è quella su cui si è tanto discusso nei mesi passati (e di cui tanto Fixing ha raccontato), ovvero l’indispensabile riforma del sistema delle relazioni industriali, con particolare attenzione al modello di contrattazione collettiva ad efficacia erga omnes. Come ha anticipato a Fixing il Segretario Mussoni, ancora non è stato stabilito se la riforma porterà ad un Testo Unico comprendente tutti i diversi provvedimenti normativi che disciplinano direttamente o indirettamente il mercato del lavoro oppure se ci saranno diversi testi unici coordinati tra loro. Oltre ai principi generali, su cui chiaramente non ci soffermiamo, nella bozza c’è lo spunto per dare vita ad altre tre distinte normative che verranno ad assumere il valore di Principi ordinatori dell’intero provvedimento riformatore. La prima di tali norme dovrebbe operare una fondamentale distinzione tra le funzioni e i servizi pubblici all’impiego e alla formazione professionale, che verranno profondamente mutati. La seconda dovrà riguardare la tematica della “responsabilità sociale delle imprese”, allo scopo di innalzare la qualità del lavoro e migliorare la competitività del sistema, assunzione di responsabilità che sarà volontaria ma che premierà le imprese virtuose con sostegni economici e normativi. L’ultima norma riguarderà il tema assolutamente centrale della rilevazione e della certificazione delle competenze professionali dei lavoratori, da considerarsi come la nozione chiave del progetto di riforma. A tal proposito è annunciata l’intenzione di prevedere nuovi strumenti che consentano l’accertamento delle competenze professionali di chi lavora, e possano anche arrivare ad una loro certificata validazione (anche ricorrendo con convenzioni a soggetti esterni abilitati). In tale prospettiva verrà istituita l’Anagrafe informatica delle competenze professionali di tutti i lavoratori sammarinesi.

 

La governance

 

Il lifting a cui sarà sottoposto l’Ufficio del Lavoro sarà poderoso. L’intento è quello di dare un’impostazione basata su criteri di gestione manageriale. “Attualmente - è scritto nel report - la sua struttura, nonostante i compiti e le funzioni aggiuntive che il legislatore nel tempo gli ha attribuito, è rimasta sostanzialmente improntata a logiche di tipo amministrativo-burocratico, orientata pressoché esclusivamente alla gestione delle procedure di avvio al lavoro, alla tenuta delle Liste e delle graduatorie, all’ispezione ed al controllo. Tale struttura non ha consentito all’Ufficio di esprimere con la necessaria efficienza la cura di quei nuovi servizi alle imprese ed ai lavoratori, che pur il legislatore ha provato ad attribuirgli e che sono oggi considerati fondamentali per favorire migliori condizioni di occupabilità”. Un elemento di innovazione da rimarcare è quello connesso alla nozione di servizi, di natura pubblica, che il nuovo Ufficio del Lavoro (che potrebbe anche cambiare nome) sarà chiamato ad erogare: tale nozione, infatti, introduce il concetto correlato dell’efficienza. Il servizio (pubblico) sarà erogato correttamente soltanto se risulterà efficiente rispetto alle esigenze che è chiamato a soddisfare, esigenze dei lavoratori e delle imprese, la cui soddisfazione (di entrambe le parti) sarà considerata l’unità di misura. “L’Ufficio dispone già oggi di qualificate risorse professionali”, ricorda e sottolinea nel suo documento la Segreteria di Stato al Lavoro. Ma  una efficace ristrutturazione organizzativa non potrà prescindere da una idonea riassegnazione dei compiti, da attuarsi anche attraverso mirate attività di formazione, rassegnazione resa possibile dal venir meno di adempimenti amministrativi non più necessari. L’Ufficio del Lavoro dovrà lavorare poi in sinergia con il Centro di Formazione Professionale, con l’obiettivo di innalzare quantitativamente e qualitativamente il livello dell’occupabilità tramite proprio la formazione. La sinergia tra queste due strutture dovrà essere fondamentale. Anche il CFP potrebbe essere oggetto di una ristrutturazione: questa almeno è l’idea che il Segretario di Stato Francesco Mussoni ha espresso alle parti sociali. Il Centro di Formazione Professionale, tra le altre cose, potrebbe anche diventare un soggetto certificatore di competenze. Con la riforma si prevede anche un intervento sui compiti e sulla composizione della Commissione per il Lavoro. “Sulla composizione, perché in essa trovino adeguata rappresentanza tutti i soggetti sindacali e categoriali cui l’Ordinamento sammarinese riconosce personalità giuridica; ma soprattutto sui compiti”, è scritto nella relazione.  La nuova Commissione per il Lavoro dovrebbe veder rafforzato il proprio ruolo di soggetto istituzionale idoneo a realizzare una consultazione permanente e un confronto fra istituzioni politiche, forze sociali e categorie professionali, con funzioni di programmazione della politica nei campi attinenti. La nuova Commissione del Lavoro (che potrebbe piuttosto essere denominata Commissione Consultiva Permanente) verrebbe così liberata da quei compiti di natura più esecutiva e gestionale che sono propri dell’Amministrazione, valorizzandone la natura di soggetto più politico e programmatico.