Riforma tributaria, perché ha ragione il sindacato ma la toppa è peggio del buco
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Giovedì 12 Luglio 2012

di Loris Pironi

 

SAN MARINO - QUI spieghiamo quali sono i tre gravi errori che porteranno all’approvazione, e questo sarebbe lo scenario migliore, della riforma tributaria. Lo scenario peggiore non stiamo neanche a ripeterlo, sarebbe da considerare il più grave ko della politica sammarinese dell’ultimo decennio almeno, e di brutte figure in tutti questi anni ne ha già collezionate parecchie.

Qui invece veniamo al nocciolo della questione e, dati alla mano, dati la cui fonte è direttamente la Segreteria di Stato per le Finanze, spiegano in soldoni quanto un lavoratore autonomo o il titolare di una licenza individuale andava a pagare in passato, prima della proposta della Commissione Finanze, dopo il blitz notturno in Commissione e dopo il contro-blitz diurno della Centrale Sindacale Unitaria che ha portato ad aggiungere una “tassa fissa” che invece non esiste, a parità di reddito, per i lavoratori dipendenti.

Tutto ciò che leggerete qui sotto ci porta a dire che il sindacato aveva ragione a protestare, ma anche che, come si dice in questi casi, la pezza è quasi peggio del buco. E che questa riforma, se mai sarà approvata, passerà alla storia con tutte le sue toppe e i suoi limiti.

 


REDDITO DI 14 MILA EURO: COSA SUCCEDE, COSA SUCCEDERA’

Prendiamo un reddito da lavoro autonomo pari a 14 mila euro. Oggi, con il regime progressivo, l’imposta netta è pari a 1.390 euro e spiccioli. L’aliquota effettiva è pari al 6,74%, il che in Italia farebbe sorridere (o meglio piangere d’invidia) i colleghi. Ma questa è un’altra storia.

Con la proposta di riforma tributaria introdotta in prima lettura, tra abbattimenti e contributi, con il regime proporzionale, il lavoratore avrebbe pagato 1.281 euro, dunque una cifra poco più alta rispetto al passato. Con la proposta introdotta in Commissione Finanze con il regime progressivo - ed è qui che stiamo dalla parte del sindacato, che ha avuto ottimi motivi per arrabbiarsi - il lavoratore avrebbe pagato di imposta netta… zero euro. Proprio così, un abbattimento del 100%. Con la proposta di correttivo suggerita dalla CSU e avallata dal Segretario Valentini, la proposta che verrà portata in Consiglio (ancora una volta usiamo il condizionale), il regime progressivo ci porta ad una imposta lorda di zero euro, a cui però si aggiunge una tassa fissa di 1.000 euro che porta ad un’aliquota effettiva del 7,14%.

 


REDDITO DI 20 MILA EURO: COSA SUCCEDE, COSA SUCCEDERA’

Altro giro, altro regalo. Saliamo alla quota di reddito di 20 mila euro. Fino ad oggi col regime progressivo il lavoratore pagava un’imposta netta di 1.945 euro, per un’aliquota effettiva del 9,73%.

La proposta ‘ante-Commissione’ aveva fatto salire l’imposta lorda a 2.200 euro, quasi tonde, mentre con il blitz in Commissione si era arrivati ancora una volta a zero euro. Una bella distorsione, non c’è che dire.

E siamo infine alla proposta Valentini-Csu che, cancellando di netto la deduzione del 10% delle passibilità per gli eventuali acquisti, fa salire l’imposta lorda alla vertiginosa quota di 135 euro, a cui si aggiunge la tassa fissa, questa volta di 1.200 euro, per un totale di 1.335 euro un’aliquota effettiva del 6,68%. Meglio di niente, se non fosse per il principio distorto portato dalla tassa fissa per i soli lavoratori autonomi.



REDDITO DI 35 MILA EURO: COSA SUCCEDE, COSA SUCCEDERA’

Saliamo ancora di scaglione, giungiamo a quella soglia di retribuzione che è sicuramente non disprezzabile, 35 mila euro.

Con il regime progressivo oggi il lavoratore paga 4.844 euro (13,84% di aliquota effettiva). Con la proposta ante-Commissione avrebbe dovuto pagare di meno, 4.046 euro di imposta lorda in virtù del regime proporzionale, ma con la proposta post-Commissione invece sarebbe stato addirittura “graziato”: tra passività e abbattimenti vari infatti avrebbe dovuto pagare un’imposta netta di 1.470 euro, un terzo rispetto ad oggi, per un’aliquota effettiva di appena il 4,20%. E domani cosa accadrà se per caso, per caso, passerà il regime di tassa fissa con l’eliminazione del 10% delle passibilità deducibili? Il lavoratore autonomo pagherebbe 1.995 euro di imposta lorda, a cui vanno aggiunti i 1.200 euro di tassa fissa per un totale di 3.195 euro di imposta netta e un’aliquota effettiva del 9,13%. Comunque un bello “sconto” rispetto alla situazione attuale.



REDDITO DI 60 MILA EURO: COSA SUCCEDE, COSA SUCCEDERA’

Vogliamo divertirci e saliamo ancora di fascia? E allora prendiamo un reddito quasi doppio rispetto a quello in questione finora, un reddito da 60 mila euro.

Oggi paga di imposta netta il 19,63%, ovvero 11.778 euro. Con la proposta ante-commissione (regime proporzionale) pagherebbe 7.548 euro, dunque molto meno. In seguito al blitz in Commissione l’imposta netta, così come l’aliquota effettiva, finirebbero per subire un taglio decisamente verticale, infatti si scenderebbe addirittura a 4.800 euro e l’8%. Con il regime di tassa fissa invece l’imposta netta risalirebbe a 7.700 euro (il 12,83%), somma dell’imposta lorda di 6.300 euro e della tassa fissa di 1.400 euro.

Ma, lo ripetiamo, si tratta di un escamotage che va a rovinare l’impianto di una riforma che in questo modo perde tutto il proprio appeal sociale.

 

 

I TRE ERRORI DELLA RIFORMA TRIBUTARIA
DOPO I DUE BLITZ