Bilancio previsionale dello Stato 2021, ancora nessun incontro convocato dal Governo
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Venerdì 13 Novembre 2020

SAN MARINO - Siamo ancora in attesa di veder fissato, da parte del Governo, l'incontro sul Bilancio di Previsione dello Stato. Tale impegno era stato annunciato nel corso dell'incontro con la CSU del 6 novembre scorso, e doveva tenersi in questa settimana. Va ricordato che il Bilancio deve essere depositato in Consiglio entro il 20 novembre, mancano quindi pochissimi giorni a tale scadenza.

Per la CSU il confronto sul prossimo Bilancio previsionale è un banco di prova fondamentale per verificare la reale volontà dell'Esecutivo di adottare il metodo del confronto con le parti sociali, per realizzare un progetto condiviso per il rilancio del Paese, a partire dai temi cruciali del debito pubblico e delle banche, e con una attenzione particolare ai settori più colpiti dalla pandemia. Il confronto finora è del tutto mancato: questa criticità è stata sottolineato dalla CSU sia nell'incontro con il Governo ma anche in quelli precedenti con associazioni di categoria e partiti aventi ad oggetto il documento propositivo che la CSU ha presentato al Paese "Un patto sociale per il futuro di San Marino".

Il Governo finora ha ignorato il necessario confronto ed ha fatto valere solo la forza dei numeri della maggioranza in Consiglio Generale. Ciò è avvenuto anche nel caso dell'approvazione del progetto di legge di variazione del bilancio di previsione dello Stato, in cui sono stati assunti provvedimenti importanti, anche a seguito di emendamenti dell'ultima ora, senza alcun tipo di confronto preventivo. "La pandemia non può essere la scusa per sospendere la democrazia" ha ribadito la CSU, che è fatta anche di coinvolgimento e partecipazione alle scelte da parte dei corpi intermedi.

Gli incontri sono stati anche l'occasione per esprimere la forte contrarietà della CSU alla misura contenuta nella legge sulla variazione di bilancio approvata nei giorni scorsi, riguardante l'ulteriore prelievo da parte dell'Istituto per la Sicurezza Sociale, autorizzato a prelevare una cifra fino a 9 milioni e 700mila euro dal saldo della Cassa Compensazione. È molto grave che Governo e maggioranza abbiano deciso di appropriarsi di risorse economiche che appartengono esclusivamente ai lavoratori e alle imprese, che versano nei fondi i cui attivi confluiscono nella stessa Cassa Compensazione.

A questo proposito si ricorda che al tavolo istituzionale dello scorso anno si era convenuto che il prelievo del 15% del saldo della Cassa Compensazione (di cui all'art. 9 della Legge n. 157/2019 bilancio previsionale dello Stato 2020) dovesse essere possibilmente evitato e, comunque, non più ripetuto. Si tenga conto che, a partire dalla riforma degli ammortizzatori sociali (Legge n. 73/2010), la Cassa Compensazione ha subìto continui prelievi, sempre con il fine di ridurre o azzerare i disavanzi finanziari dell'ISS, per un importo pari a oltre 32 milioni di euro. Con questo ulteriore prelievo di 9 milioni e 700mila euro, il totale delle somme prelevate è destinato a salire complessivamente a quasi 42 milioni di euro. Una cifra enorme che dovrà essere restituita dal bilancio dello Stato, a meno che il Governo non intenda aumentare le aliquote a carico dei lavoratori e delle imprese; ipotesi, questa, che sarebbe inaccettabile.

Va altresì sottolineato che il saldo della Cassa Compensazione ammontava a poco più di 27 milioni di euro al 31 dicembre 2019 e deve essere destinato a coprire l'incremento delle spese per gli Ammortizzatori Sociali che, quest'anno (e anche il prossimo, visto che la pandemia è tutt'altro che sotto controllo) lieviteranno sensibilmente.

Il binomio debito pubblico-sistema bancario, ha ribadito la CSU negli incontri di presentazione del documento, è il nodo di fondo da sciogliere per consentire la ripresa del paese. Viviamo un paradosso: il sistema bancario, che dovrebbe alimentare l'economia immettendo liquidità nel sistema, deve essere invece sostenuto economicamente dallo Stato, e ciò ha portato il debito pubblico a livelli insostenibili. Occorre uscire definitivamente da questo paradosso con un progetto qualificato, sostenibile e condiviso per il sistema bancario, in grado di dare soluzione al complesso problema degli NPL e di consentire agli istituti di credito di risanarsi e fare utili. Per la CSU è necessario anche internazionalizzare il sistema bancario, consentendo l'ingresso nel nostro Paese di gruppi bancari internazionali a supporto dell'intero sistema economico.

La Magistratura ha la responsabilità di avviare e portare a compimento in tempi celeri ed in maniera efficiente i procedimenti giudiziari per accertare e punire i colpevoli dei dissesti delle banche. Ma sulla stessa Magistratura pesano fortissime ingerenze della politica: la CSU chiede pertanto al Governo di varare una riforma che preveda un organo di autogoverno del terzo potere dello Stato.

Sui prestiti internazionali, di cui tanto si parla, la CSU vuole la massima chiarezza sull'entità dei fondi, sui tassi di interesse e sull'utilizzo di queste risorse; sarebbe inaccettabile che venissero usati solo per tamponare la spesa corrente e apportare liquidità al sistema bancario e non per alimentare la ripresa dell'economia e dell'occupazione tramite investimenti qualificati.

San Marino deve fare una scelta precisa sul modello di sviluppo che intende adottare; per la CSU la base deve essere l'economia reale e produttiva fortemente orientata verso l'innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale.

A questo punto la CSU resta in attesa della convocazione dell'incontro sul bilancio previsionale, auspicando che l'Esecutivo non voglia perdere anche questa occasione di confronto, vanificando quelle dichiarazioni di disponibilità che ha espresso nei giorni scorsi.

 

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