San Marino, tutta la verità (ma proprio tutta) sulla riforma tributaria
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Giovedì 12 Luglio 2012

Consiglio Grande e Generale3

 

di Loris Pironi

 

SAN MARINO - Nel pomeriggio, alle 16, il Segretario di Stato alle Finanze Pasquale Valentini spiegherà alla stampa le novità che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere apportate al testo della Riforma Tributaria. In questo articolo invece www.sanmarinofixing.com anticipa il Segretario Valentini e spiega, numeri alla mano, non solo i motivi per cui si è arrivati al contro-blitz del sindacato (pardon, della Csu), che segue il blitz notturno in Commissione finanze, ma anche come avrebbe dovuto funzionare la riforma, come sarebbe se si votasse il testo in commissione, e la pezza che è stato deciso di mettere.

 

 

CONSIDERAZIONI GENERALI

Nel caso la maggioranza (già ma quale?) riuscisse a far approvare il testo della riforma, quella che si andrebbe a varare sarebbe una riforma sghemba. Raffazzonata. Partita con le migliori intenzioni e raddrizzata a colpi non di emendamenti ma di espedienti.

Una riforma che - politicamente parlando - non ha certo il pregio di rasserenare gli animi e di creare figli e figliastri (i dipendenti pubblici e quelli privati, i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi o i liberi professionisti, i “santi” e gli “evasori”). Una riforma che rischia di non passare perché, nel frattempo, è anche profondamente mutato lo scenario politico.

E dire che la riforma era nata sotto i migliori auspici. Un analisi approfondita alla base, corroborata da dati, l’impiego di professionisti italiani di alta caratura, un impianto normativo costruito in un’ottica moderna. E ancora un aumento della tassazione più che sostenibile (si parlava in ogni caso di pochi punti percentuali, con le detrazioni a ridurre la pressione sulle famiglie con redditi più bassi), sgravi per le imprese che investono. Sicuramente il testo passato in prima lettura era perfettibile, in alcuni punti consentiva di sollevare legittime perplessità e non era poi così “coraggioso” nel recuperare risorse (leggasi tributi) necessari per far fronte alle uscite dello Stato. Però era un buon testo, soprattutto equilibrato.

Peccato sia stato stravolto una volta e adesso una seconda, tanto da smarrire, in entrambe le occasioni, il proprio principio fondamentale, ovvero quello dell’equità fiscale.

 


PRIMO ERRORE: LA TEMPISTICA

La riforma tributaria era stata considerata, dal Patto per San Marino, una delle priorità assolute di questa Legislatura. Annunciata nella Finanziaria 2010, il Segretario Valentini ci sta lavorando da oltre due anni.

Doveva essere approvata entro dicembre del 2011, questo era stato annunciato e promesso, poi sono sopraggiunti problemi e altre questioni ritenute ancor più prioritarie ed è slittata. Si è così perso un anno intero di nuovo regime tributario, con mancate entrate per le casse statali che è facile ipotizzare di svariati milioni (almeno quelli che la Segreteria Finanze ha calcolato si dovrebbero recuperare con il nuovo testo di legge). La riforma è andata in prima lettura a settembre del 2011, l’approvazione doveva arrivare entro dicembre e come dicevamo non si è fatto in tempo. Il ritardo doveva essere solo di un paio di mesi (oltre al danno la beffa, sarebbe stato, ma i cittadini sammarinesi se ne sarebbero fatti una ragione) e invece siamo ancora qui. Da settembre 2011 a luglio 2012, seconda lettura, è trascorso troppo tempo, su questo non c’è dubbio, e tutto ciò ha contribuito a aumentare le fibrillazioni, ha lasciato ampi spazi in cui far inserire polemiche, pressioni (e pure uno sciopero generale) e colpi di mano. A proposito di colpi di mano non si può non ricordare quello avvenuto durante l’approvazione in Commissione Finanze in aprile 2012, il passaggio cruciale tra la prima e la seconda lettura, che ha creato il pastrocchio che costringerà a stravolgere un testo sicuramente molto migliore di quello attuale.

 

 

SECONDO ERRORE: IL METODO

Anche in questo caso la premessa era stata positiva. Il Governo aveva cercato di coinvolgere le parti sociali nella trattativa, sia pure separatamente (possibile che non si sia in grado riuscire a far sedere allo stesso tavolo tutti i soggetti, almeno quelli che presentano caratteristiche di omogeneità?). Ha illustrato i vari passaggi, fino alla prima lettura ha lavorato di concerto con l’opposizione tanto da aver accolto ben 45 emendamenti provenienti dall’altro schieramento. E poi cos’è successo? Che sotto il soverchiante peso delle persone salite sul Pianello per lo sciopero generale, sotto la minaccia fantasma di un inasprimento della tensione sociale, è stato deciso di sottoscrivere, è storia recente, un patto con il sindacato (neanche con tutto il sindacato, cosa che ha fatto infuriare giustamente l’USL) che di fatto va a modificare non soltanto gli equilibri della riforma, ma cancella con un colpo di spugna anche il principio di equità fiscale, introducendo una tassa fissa che ha l’intenzione di correggere la distorsione creata con il blitz notturno (così lo chiamiamo per non confonderlo col blitz diurno della Csu) in Commissione Finanze, ma che non fa altro che acuire la tensione tra le parti sociali. Perché è stato ascoltato il sindacato e non le associazioni di categoria? Perché Valentini si è seduto al tavolo solo con la CSU e non con tutti gli altri soggetti, se non per spiegare a posteriori ciò che era stato deciso?

Quello che la politica non riesce a comprendere, sembra, è che la responsabilità delle scelte, con tutto il positivo e il negativo che ne deriva, spetta proprio alla politica. Non ad altri soggetti. Invece così l’impressione che viene dato è che a prendere la decisione sia stata la Csu. Allora perché a questo punto non trasferire il sindacato direttamente a Palazzo Pubblico e spostare Governo e Parlamento alla sede del Central Square?

 

 

TERZO ERRORE: LA STRATEGIA POLITICA

L’approvazione del testo in seconda lettura sarà da brividi, e non certo per il freddo. Il copione è degno del miglior Dario Argento, la colonna sonora potrebbe tranquillamente essere Thriller di Michael Jackson (ricordate il video?).

In Consiglio Grande e Generale sono già iniziate le grandi manovre per la prossima Legislatura, c’è tanta voglia di elezioni anticipate anche se sarebbe una scelta scellerata di cui qualcuno dovrebbe/dovrà pagarne il conto. Le nuove alleanze, la ri-nascita dei socialisti, il patto d’acciaio Pdcs-Psd hanno scompaginato gli schieramenti. Contare i voti a priori, per questa riforma, non sarà certo facile. E poi oggi il Segretario Valentini dovrà spiegare come intende “blindare” il testo per non vederlo stravolto, articolo per articolo, nello stillicidio degli emendamenti. Che dire, auguri.

Non dimentichiamo infine che il “partito” trasversale dei liberi professionisti, in Consiglio, conta un buon 33% dei voti. Poiché il patto Valentini-Csu li penalizza (rispetto al più volte citato blitz notturno), come voteranno? C’è abbondante materiale, insomma, per aprire una crisi di governo, che sarebbe lo scenario peggiore possibile in assoluto.

 

RIFORMA TRIBUTARIA, PERCHE' HA RAGIONE
IL SINDACATO MA LA PEZZA E' PEGGIO DEL BUCO