San Marino, ascesa e poi eutanasia: la parabola di Delta
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Lunedì 05 Agosto 2013

 

di Loris Pironi

 

C’era una volta una società operante nel settore del credito al consumo che erogava prestiti per circa 170 milioni di euro al mese. Lavorava in Italia con circa cento agenzie che coprivano tutto il territorio, e aveva circa 1.500 dipendenti tra diretti e indiretti. Si chiamava - e si chiama - gruppo Delta. Il c’era una volta risale a prima del 2008 quando, per un concatenarsi di motivi, tutto è cambiato. Fixing ha deciso di tirare le fila e di ripercorrere l’intera parabola del Gruppo Delta. Per riepilogare una vicenda che prosegue da anni, per fare un po’ di opportuna chiarezza. Del resto Delta è legata a filo doppio a Cassa di Risparmio di San Marino, e dunque alle vicissitudini di tutta l’economia del Titano. Quindi vale la pena sgombrare il campo da imprecisioni, distorsioni e da qualche luogo comune di troppo.

Innanzitutto dobbiamo dire che il Gruppo Delta oggi c’è ancora, ma è un barattolo ormai quasi vuoto, con tanto di data di scadenza in bella evidenza sul coperchio: il 31 dicembre 2020. Alcune delle 25 società che componevano la galassia Delta sono state vendute, altre sono attualmente in liquidazione, altre ancora non esistono più.

In compenso a fungere da “stampella”, per così dire, oggi c’è una NewCo - la SGCD (Società Gestione Crediti Delta), di cui Cassa di Risparmio di San Marino è uno dei soci - chiamata a gestire questa fase finale in cui è necessario tentare di recuperare il denaro che negli anni era stato prestato a imprese e privati cittadini. Tutto questo è la conseguenza di quattro anni esatti di commissariamento che hanno portato un gruppo che era solido e in espansione a una lenta eutanasia.

Quello che cercheremo di fare è riavvolgere il nastro e provare a vedere cosa è successo in questi anni e fotografare l’attuale situazione. Il com’era e il com’è oggi.


Quando è nato il problema. Una “tempesta perfetta”

 

Il problema è nato all’inizio della “relazione complicata” tra Italia e San Marino. In realtà si tratta di un concatenarsi di problemi nati in parallelo.

Il primo segnale di allarme rosso – un fulmine a ciel sereno, era il 2008 - fu il sequestro da parte della Guardia di Finanza di un furgone che trasportava banconote dalla sede forlivese di Monte dei Paschi sino a San Marino. Due milioni e mezzo di euro, prelevati dalla Banca d’Italia di Forlì: denaro che avrebbe dovuto garantire la normale liquidità alla Cassa, ma che per la Procura di Forlì e per le Fiamme Gialle indicava un rapporto non cristallino tra San Marino e l’Italia. Poi Carisp vinse il ricorso in Cassazione e il denaro fu dissequestrato, ma comunque “l’episodio del furgone” diede il là all’inchiesta della Procura di Forlì e portò alla decapitazione di Delta e di Cassa di Risparmio.

Contestualmente, la crisi di sfiducia e la mancanza di liquidità’ sui mercati nate con il crack di Lehman Brothers aggiunsero ulteriori elementi di difficoltà al Gruppo Delta nell’approvvigionamento della liquidità, ovvero “il” problema per chiunque operi nel settore del credito. In precedenza Delta raccoglieva denaro in due modi: tramite operazioni di cartolarizzazione (prassi consolidata nell’epoca pre-crisi:con i crediti verso i propri clienti si creavano titoli che venivano sottoscritti da investitori istituzionali stranieri) e tramite prestiti dalle banche, un centinaio in tutto. L’inizio delle difficoltà di relazioni tra Italia e San Marino, e le indagini forlivesi sulla Cassa e su Delta, portarono inoltre diverse di queste banche a prendere le distanze da Delta. Che, per continuare a erogare prestiti - unica via possibile per evitare una consistente perdita di valore - vide costretta Carisp a difendere il proprio investimento iniziando a sostenere il gruppo con finanziamenti sempre più importanti. Insomma, una sorta di tempesta perfetta, come più volte è stata definita.

 

Delta, gruppo bancario. E allora iniziano i guai


L’intero Gruppo Delta era sotto l’egida di Bankitalia in quanto, tra le proprie società controllate, c’era anche un istituto bancario, SediciBanca. Facendo propria la tesi della Procura di Forlì – tesi ancora tutta da dimostrare in sede processuale – che una banca extracomunitaria, Carisp San Marino appunto, avesse di fatto il controllo di un gruppo bancario italiano, a Palazzo Koch decisero di intervenire. Con il commissariamento di cui si è scritto tanto e i cui echi si spegneranno, appunto, nel 2020. Quando di Delta non resterà più nulla.

Il momento culminante della crisi è stato nel maggio 2009 quando i vertici di Delta e di Cassa di Risparmio di San Marino, di fronte alle impietose telecamere della trasmissione Report di RaiTre, vennero arrestati. Di lì a poco iniziò il commissariamento del gruppo, durato ben quattro anni e terminato pochi mesi fa.

Il processo penale invece dopo una fase lunghissima di indagini (partite nel 2008) si aprirà ufficialmente con la prima udienza il 3 ottobre 2013. A reggere le fila dell’accusa potrebbe però non esserci più il Pm forlivese Di Vizio, principale accusatore di Carisp e Delta, trasferito in questi giorni ad altra sede.

 

Chi controllava Delta? Le quote di Cassa


Il Gruppo Delta, dicevamo, era una galassia di circa 25 società. Indirizzato al fornire prestiti per il credito al consumo, aveva a disposizione le proprie finanziarie, diverse società di servizio, una banca (la già citata SediciBanca), un’assicurazione (Bentos). Il socio di riferimento di Delta era la società Onda, che deteneva il 49,9% del capitale azionario dell’intero gruppo. A sua volta, Onda era detenuta da Estuari, management company, una società composta dai 20 manager del gruppo - che a sua volta controllava il 76% di Onda. Al di là di altre quote minoritarie, il resto del pacchetto di Delta era detenuto da Cassa di Risparmio (29,9%), dal gruppo Sopaf (15%) dall’ex Ad di Cassa, Mario Fantini, oggi defunto (4%).

 

Cosa resterà del Gruppo Delta


Il commissariamento è stato indirizzato chiaramente da una politica di dismissione complessiva, una finalità liquidatoria. Una scelta che può essere considerata giusta o sbagliata ma che di fatto ha avuto conseguenze pesanti. Ha impoverito notevolmente – poi vedremo di quanto – i soci del gruppo e ha letteralmente bruciato circa 1.500 posti di lavoro. Sulla logica alla base di certi interventi di Bankitalia non finiremo mai di interrogarci. Qui però ci limitiamo a raccontare i fatti.

Oggi Delta esiste ancora? Sì, di fatto esiste ancora. Di tutti i dipendenti ne sono rimasti meno di 180, numero destinato a calare, fino ad arrivare a quota zero nel 2020. Delta oggi si limita a gestire tutte le pratiche erogate in passato e che stanno per estinguersi, riscuote le pratiche delle operazioni in bonis, gestisce il precontenzioso dei debitori, offre supporto alla NewCo creata per gestire tutta la fase di trapasso di Delta, la società SGCD (Società Gestione Crediti Delta), a sua volta vigilata da Bankitalia. Con la cessione di SediciBanca e di Bentos Assicurazioni al gruppo Banca Intesa, Delta oggi non è più un gruppo bancario. E infatti è finalmente giunto al termine anche il commissariamento.

 

La NewCo SGCD: cos’è e che cosa deve fare


La Società Gestione Crediti Delta è una società composta da sette banche: BNL, Unicredit, Banco Popolare, MPS, Pop Vicenza, Pop Emilia Romagna e appunto CRSM. Cassa di Risparmio così come Pop Vicenza, detiene il 10% delle quote, gli altri cinque hanno ciascuno il 15%. Ha il compito di gestire gli incassi e recuperare i crediti di Delta e di “girare” gli incassi alle banche creditrici, tra cui appunto Cassa di Risparmio di San Marino che ha il Dott. Lorenzo Simoncini come proprio rappresentante nel Cda. Il legame tra Delta e SGCD è palese, non a caso si trovano nella stessa sede a Bologna, e in SGCD ci lavora il personale “superstite” distaccato da Delta. Anche questa società cesserà di esistere nel 2020 quando terminerà il piano, si esauriranno i crediti, i dipendenti cesseranno la propria attività e Delta chiuderà definitivamente i battenti.

 

Il costo complessivo del commissariamento


Al di là del “bagno di sangue” occupazionale, quanto è costato complessivamente questo commissariamento? Il conto è presto fatto. Cassa di Risparmio di San Marino prima dell’intervento di Banca d’Italia partiva da un patrimonio di 650 milioni di euro. Nel 2012 ha chiuso con appena 54 milioni, peraltro dopo l’aumento di capitale operato dalla Fondazione San Marino, che ha portato ad una immissione complessiva di 80 milioni di euro (10 milioni dalla Fondazione stessa, 10 milioni dalla SUMS, i rimanenti 60 milioni con intervento dell’Eccellentissima Camera che ha finanziato la Fondazione San Marino). Questo semplice conteggio evidenzia quale mole di denaro sia stata bruciata in questi anni: 666 milioni di euro.

Sempre per fare i conti in tasca a Delta va aggiunto, per concludere, che sono già rientrati crediti per circa 1,2 miliardi di euro e da qui al 2020 Cassa di Risparmio si attende un rientro di ulteriori 6-700 milioni. Una discreta iniezione di liquidità che dovrà essere impiegata tutta nel sistema San Marino.