San Marino e il caso-Podeschi: lo tsunami è arrivato
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Martedì 01 Luglio 2014

di Loris Pironi

 

SAN MARINO - In questi casi si parte sempre dall’assioma che una persona è innocente fino a quando la giustizia non stabilisce la sua colpevolezza. Bene, lo abbiamo fatto anche noi. Questo editoriale scivola giù veloce, di getto, all’indomani dell’arresto dell’ex Segretario di Stato Claudio Podeschi, una delle tre eminenze grigie della politica sammarinese degli ultimi anni, con la gravissima accusa di riciclaggio, nell’ambito delle indagini relative al famigerato Conto Mazzini.  Sullo scorso numero di Fixing avevamo sostenuto che il Paese deve ripartire dall’onestà, dalla correttezza nell’operare, a partire dai vertici, altrimenti l’unica alternativa è il baratro. San Marino è un Paese che però non può non fare i conti con il proprio passato, con i suoi scheletri nell’armadio. L’inchiesta che sta prendendo corpo nelle ultime settimane verosimilmente scoperchierà il pentolone.

In tutto o anche solo in parte. E saranno dolori. Dolori per tanti, perché quando arriva ad intervenire la magistratura si è già superato il punto del non ritorno. Al di là del singolo caso dell’ex Segretario Podeschi, e delle altre persone che nei prossimi giorni verranno presumibilmente tirati in ballo, il problema, palesemente – lo abbiamo scritto tante volte in questi anni – è di un sistema politico che è ed è stato senza controllo. È di una società che non si è saputa gestire. Di favoritismi e clientelismi, di favori e piccole furbate. Ad ogni livello. Dalla tangente milionaria, questo sta emergendo dall’inchiesta sul conto Mazzini, all’assunzione nella pubblica amministrazione, dall’appalto al frustolo. Ecco perché diciamo che il problema non è di quelle (comunque) poche persone che verranno individuate e presumibilmente pagheranno il conto. Il problema è un problema di mentalità diffusa. Il problema è che si deve voltare pagina, tutti quanti. E non sarà facile.