Un futuro dietro le spalle: il socialista suona due volte
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Venerdì 03 Luglio 2009

“Abbiamo dato le dimissioni dal partito e da tutti gli incarichi del Partito. Andremo a costituire in Consiglio un gruppo autonomo socialista”.
Dopo mesi di fibrillazioni un Paride Andreoli, che sembra quasi sollevato da un peso che oramai doveva essere divenuto insostenibile, commentava così con San Marino Fixing, martedì scorso verso le tredici, l’ufficializzazione di una decisione che ha cambiato ancora una volta il panorama della politica sammarinese. Il giorno dopo, una delegazione alle 11,30 è salita a Palazzo Pubblico per informare direttamente la Reggenza dell’uscita dal PSD e della decisione di costituire il Gruppo Socialista Riformista. I consiglieri che ne fanno parte sono oltre ad Andreoli, Silvia Cecchetti, Simone Celli, Paolo Crescentini, Germano de Biagi, Alessandro Mancini, Alfredo Manzaroli e Federico Pedini Amati. Martedì prossimo sarà ufficializzata la nascita della nuova formazione politica, che si chiamerà Partito Socialista Riformista.
Questa la cronaca stretta.
Certo è che il cittadino, l’elettore, il militante, di fronte a questo formarsi, sciogliersi e riformarsi delle formazioni politiche sammarinesi non può non provare un certo disorientamento. Al di là di tutte le ragioni che hanno determinato la scelte degli ex otto consiglieri del PSD e dei trenta membri del direttivo che li hanno seguiti in questa nuova avventura politica. Finisce così, malissimo, la breve storia del Partito dei Socialisti e dei Democratici iniziata nel 2005 con l’ennesimo divorzio politico di questi anni tormentati. “Sarebbe frutto del-l’anti politica fare tramontare un’esperienza che per la prima volta nell’occidente democratico è riuscita a unire le due parti della sinistra storica senza neppure tentare la mediazione”, aveva commentato a San Marino RTV un amaro e deluso Giuseppe Morganti.
“Questa decisione - spiega invece a Fixing l’ex segretario del PSD - deriva da una situazione al-l’interno del Partito che da mesi evidenziava diversità significative nelle sue diverse componenti sulla linea politica da adottare nel futuro”.
“Recentemente - sottolinea Pa-ride Andreoli - c’era stato lo sforzo di adottare in un’assemblea congressuale l’opzione di un’apertura verso il centro. Ma la linea del partito rimaneva non chiara, non definita. Negli ultimi incontri abbiamo ravvisato che non c’erano più le condizioni per ritrovare un percorso comune. Noi con questa scelta vogliamo portare un forte contributo al Paese in un momento di grande difficoltà e di crisi che il Paese sta vivendo”.
Da quali posizioni il nuovo gruppo si muoverà all’interno del Consiglio? Andreoli è molto chiaro.
“Il nostro ruolo sarà quello di un partito di minoranza che farà una forte opposizione a questo governo che ha dimostrato in questi mesi inadeguatezza, insufficienza e inefficacia nell’azione politica”.
Molti commentatori in queste settimane hanno ipotizzato una probabile forte colleganza con i DDC. “Il nostro intento all’interno all’opposizione sarà comunque di confronto con tutte le forze politiche presenti in Consiglio. Il nostro gruppo autonomo avrà comunque come riferimento fondante i valori e gli ideali socialisti”.
Il rinnovamento della politica passa anche per il rinnovamento dei quadri di un partito. E Andreoli rivendica un cambio di passo in questo senso.
“Anche se può essere scontato il riferimento - conclude il leader del nuovo gruppo consiliare - non si può nascondere il fatto che saremo un gruppo consigliare giovane, che ha come età media i quarant’anni e che nelle file del partito socialista ( Paride Andreoli si lascia scappare questo significativo lapsus) i giovani saranno ben presenti, e insieme ai meno giovani, faranno grande il percorso e la strada della linea politica che stiamo adottando”.
Fiorenzo Stolfi, uno dei big di quello che è rimasto del Psd, in una dichiarazione a Dire va giù duro con i transfughi del suo partito.
“Dietro alla scissione del ramo socialista di San Marino non c’e’ una motivazione politica. Di questo, Paride Andreoli e compagnia dovranno rendere conto ai propri elettori “.
L’ex Segretario di Stato per gli Affari esteri spiega che “non c’è risentimento, solo dispiacere perché si butta a mare un progetto politico su cui abbiamo lavorato e che resta valido. Di fronte a progetti importanti non ci sono state persone altrettanto importanti. Non condividiamo la moda del partito personale non siamo su questa linea”. Ma Stolfi si spinge ancora più in là nella valutazione della scissione: “E’ una responsabilità che pesa e a qualcuno dovranno spiegarlo. Non c’è una motivazione politica dietro alla loro scelta”. E lo dimostra il fatto, secondo Stolfi, che il documento contenente le richieste degli scissionisti presentato al direttivo, “è stato ritirato per paura che fosse approvato”.
Insomma, come sempre volano gli stracci, le reciproche accuse, ma il Rubicone è stato riattraversato. Ci si guarda da sponde opposte, un’altra volta. La Sinistra, specialmente con la scomparsa di Blair dalla scena politica del Vecchio Continente, vero faro del nuovo riformismo, anche a San Marino, come in Italia, e come in Europa (ma dall’altra parte dell’Atlantico Lula e Obama indicano altri percorsi) deflagra motu proprio alla ricerca di una nuova formula che coniughi solidarietà e riformismo radicale senza preconcetti, innestati su società trasversali, a-ideologiche, in perenne movimento sociale ed economico.
Saverio Mercadante