I fattori di rischio nei luoghi di lavoro
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Venerdì 03 Luglio 2009

Parlare di ergonomia - la disciplina che si occupa dell’adattamento delle condizioni di lavoro alle caratteristiche dell’organismo umano; modificando i processi tecnici e organizzativi è possibile favorire il benessere della persona e migliorare la prestazione dell’intero sistema produttivo - è necessario perché ancora oggi l’applicazione di questa disciplina non viene sufficientemente riconosciuta come fattore di successo per combattere, ad esempio, i disturbi muscolo-scheletrici come dolori alla nuca, alle spalle, alle braccia o alla schiena. Infatti, nella maggior parte delle imprese, manca un sistema di prevenzione a livello ergonomico. Quando poi esiste si rivela spesso insufficiente: vengono applicate soltanto misure puntuali senza alcuna sistematica. Eppure a volte bastano semplici misure ergonomiche, come una corretta impostazione del piano della scrivania e della sedia, per prevenire molti disturbi muscolo-scheletrici.

LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO: ASPETTI ERGONOMICI
Sul tema il Dipartimento di Sanità Pubblica – U.O.S. Medicina e Igiene del Lavoro ha organizzato una giornata di studio - intitolata “La valutazione del rischio: aspetti ergonomici” – al fine di definire una metodologia di verifica che segua le varie procedure evidenziate dagli standard internazionali . Il dottor Federico Terenzi, consulente nell’ambito della sicurezza ha chiarito subito l’obiettivo dell’appuntamento: “I partecipanti alla giornata devono essere in grado di effettuare una corretta valutazione del rischio nel rispetto dei principi ergonomici con particolare riferimento a rischio da movimenti ripetitivi, nelle aziende nelle manifatturiere, di logistica, confezionamento e servizi”.
Terenzi poi ha illustrato i requisiti ergonomici di base richiesti ai componenti di un sistema di lavoro. “Per una buona organizzazione del lavoro – ha spiegato – va evitata l’insorgenza di stress psicofisico, da ricondurre al mancato riconoscimento dei fattori sociali, culturali ed etnici dell’interazione tra attività individuali e sistema di lavoro. Se i requisiti ergonomici non possono essere soddisfatti, vanno sicuramente pensate soluzioni progettuali alternative”.
Per gestire adeguatamente l’attività lavorativa occorre prevedere, ha chiarito il dottore, “pause adeguate e, dove necessario, cambiamenti”. Ovvero: rotazione e/o ampliamento dei compiti all’interno della stessa unità funzionale, oppure assegnare più compiti all’interno di differenti unità funzionali, ad esempio assemblaggio, controllo di qualità, rimozione dei difetti, ecc.
Nell’epoca dei pc, ampio spazio anche alle attrezzature (hardware e software). “Le interfacce uomo-macchina – ha evidenziato Terenzi – devono fornire informazioni chiare e dettagliate. Segnali, display e dispositivi di controllo devono essere accessibili, percepiti e agiti con facilità. Il tutto per ridurre il rischio di errori, ma anche per essere compatibili con la funzionalità operativa e per facilitare i gesti lavorativi. I requisiti ergonomici sono richiesti anche per un buon utilizzo dei DPI”. Allo stesso tempo bisogna “prestare attenzione alle variabili fisiche, cioè alle postazioni e stazioni di lavoro, così come ai fattori psicosociali e culturali, verificando anche la presenza di eventuali problemi familiari”. E in tema di attività lavorativa prolungata, Federico Terenzi ha ribadito quanto sia importante “l’alternanza di posizione (seduta e in piedi) e la compatibilità tra sforzi muscolari e capacità fisiche. In quest’ultimo caso, se necessario, si deve prevedere l’utilizzo di eventuali ausili o la riprogettazione delle mansioni”. Quanto ai movimenti del corpo, “occorre limitare il più possibile la ripetitività e la velocità, utilizzando dispositivi adatti per pilotare i movimenti in sequenza”.

SAN MARINO: COSA DICE LA LEGGE 31/98
L’articolo 5 della Legge 31/98, tra i principi generali di tutela spiega che un’impresa deve “programmare la prevenzione, integrando coerentemente aspetti igienico-tecnici, organizzativi e gestionali, quali, ad esempio, l’uso dei segnali di sicurezza, la corretta manutenzione (degli ambienti, delle attrezzature, degli impianti, dei sistemi di sicurezza) anche tenendo conto delle indicazioni del fabbricante e della definizione delle procedure aventi per obiettivo la massima sicurezza e salubrità”, chiarendo che il lavoro deve essere adeguato alla persona “in particolare per quanto concerne l’ergonomia del posto di lavoro, la scelta delle attrezzature, dei metodi, dei carichi e dei ritmi di lavoro e di produzione, anche per attenuare il lavoro monotono o ripetitivo”.

L’IMPATTO SOCIO-ECONOMICO NEI PAESI DELL’UE
Secondo l’Agenzia europea, l’impatto socio-economico legato all’assistenza sanitaria, la mancata produzione, il rimpiazzo sul lavoro oscilla tra lo 0,5% e i 2% del PIL dei singoli paesi europei.
Alessandro Carli