Clausole di garanzia, nuovi coefficienti e la possibilità di lavorare da pensionati
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Lunedì 30 Maggio 2016

 

di Daniele Bartolucci

 

Come si è visto, ci sono due differenti tipologie di interventi da pianificare nella riforma, perché due sono le prospettive su cui si deve ragionare: una di breve periodo se non proprio nell'immediato, l'altra di medio-lungo periodo. Va detto infatti che la Legge del 2011, così impostata, avrà effetti solo tra dieci o venti anni, per cui anche l'eventuale modifica della stessa avrà effetto nel lungo periodo. Anche per questo le soluzioni proposte dalla Commissione di Studio hanno una doppia valenza. Nell'immediato, infatti, occorre intervenire per evitare l'erosione del patrimonio, quella "riserva tecnica" da centinaia di milioni che il sistema sammarinese, unico al mondo, è riuscito ad accumulare e che può rappresentare una grande risorsa (a patto di ottenere investimenti e rendimenti più importanti) piuttosto che un salvadanaio da cui prendere finché ci sono i soldi, come sarà se non si interviene subito. Ridurre le pensioni attuali e aumentare le aliquote contributive sembrerebbero le soluzioni più semplici e rapide, ma sono chiari a tutti gli effetti di tali interventi, per cui anche la Commissione di Studio ha sempre ammonito il legislatore che agire su queste leve avrebbe una conseguenza sia sul versante economico (sui consumi e indirettamente anche sulle imprese che si troverebbero un costo del lavoro più alto), sia su quello sociale, intaccando i cosiddetti "diritti acquisiti". Sulle pensioni attuali, stante la loro poca oggettiva equità nel rapporto padre-figlio e ancora di più in quello nonno-nipote, una valutazione si rende comunque necessaria, basandosi però sul criterio dei contributi, evitando di penalizzare chi effettivamente ha versato di più durante la vita lavorativa, e concentrandosi su chi invece ha versato meno. Ma anche qui l'intervento risolutore e immediato sarebbe ingestibile. Una revisione graduale delle norme, invece, potrebbe ottenere una maggiore condivisione, per cui si rende necessario stabilire una tempistica certa e chiara. Anzi, la proposta sul tavolo, emersa anche nell'incontro di fine febbraio con tutte le parti sociali, pare sia quella di prevedere delle clausole di salvaguardia, per cui a determinate situazioni negative corrisponda in automatico un intervento mirato. Ed è in questo caso che un lieve aumento delle aliquote (quelle dei lavoratori e non dei datori), potrebbe rendersi necessario ma allo stesso tempo sostenibile. Nel lungo periodo invece, intervenendo sulla Legge del 2011, le proposte sono diverse. La prima è la modifica dei coefficienti per il calcolo delle pensioni, riducendo l'attuale differenza tra redditi sotto e sopra i 20.000 euro: questo dovrebbe aumentare i contributi sopra l'attuale soglia con un possibile incentivo a dichiararlo, visto che oggi chi dichiara un reddito maggiore è disincentivato a farlo. Poi si potrebbe modificare il requisito per la pensione di anzianità aumentando fino a 102 la quota minima data dalla somma dell'età e degli anni di contributi versati. Infine, una piccola rivoluzione necessaria a San Marino, stante l'aumentare dell'aspettativa di vita, ovvero la possibilità di svolgere l'attività lavorativa anche dopo la pensione, già possibile, per esempio, nella vicina Italia. Tutto questo dovrebbe rendere sostenibile l'intero sistema, è vero, ma in prospettiva resterebbe tale, anche aumentando i rendimenti dei fondi e del Fondiss, la prospettiva iniziale, ovvero che chi andrà in pensione domani lo farà sempre più tardi e con una pensione più bassa. Per questo, con sempre più forza, si sta facendo strada un cambiamento di sistema che tanti altri Paesi, come l'Italia, hanno già scelto da anni, ovvero il passaggio da un sistema retributivo ad uno basato sul contributivo. L'unico modo, secondo molti esperti del settore, per ricostruire quel patto generazionale che anche a San Marino si è sgretolato negli ultimi anni.