Fotografie di uno Stato che cambia
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Venerdì 12 Giugno 2009

La crisi internazionale, le difficoltà endemiche di un sistema sviluppatosi in periodi più floridi, una contrattazione certo non facile per i rinnovi contrattuali, un’immagine di Stato non idilliaca rilanciata dai vari media italiani, il comparto finanziario atteso ad una svolta importante in un contesto che richiede maggiore trasparenza e regole diverse rispetto al passato. E’ questo il contesto con cui San Marino deve fare i conti.

UNA FOTOGRAFIA REALISTICA

Diversi indicatori inconfutabili permettono di capire quanto questa crisi abbia colpito anche la realtà economica di San Marino. Innanzitutto ci sono i dati del ricorso alla CIG, la Cassa Integrazione Guadagni. Se si prende in considerazione l’ultimo semestre si è passati dai 596 lavoratori per 65 aziende che complessivamente ne avevano fatto ricorso in dicembre 2008 ai 1.381 dipendenti e 101 aziende del mese di maggio, passando dal picco di marzo che aveva visto 109 aziende fare richiesta di CIG per 1.767 dipendenti. Un altro dato significativo in questo senso riguarda la mobilità, che nel mese di marzo ha raggiunto quota 57.278 ore, contro le 12.131 dello scorso settembre. Tutto questo avrà sicuramente un impatto importante sul bilancio dell’ISS. Altro tasto doloroso è quello dei fatturati delle aziende. La notevole contrazione dei mercati si sta già facendo sentire e le stime fanno supporre un crollo degli utili per le imprese sammarinesi che si avvicinerà al 60% rispetto all’anno precedente. Anche questo andrà a pesare sul deficit pubblico. Ricordiamo che secondo dati resi noti dal Governo si può supporre una perdita di circa 100 milioni di euro per il solo 2009, e che anche per il 2010 e 2011 il disavanzo sarà notevole.

LA FINANZA A UNA SVOLTA

Anche in questo caso l’istantanea è piuttosto impietosa. San Marino è attualmente impegnato per rientrare nella white list dell’OCSE, e sono necessari impegno in materia di antiriciclaggio, maggiore trasparenza e scambio di informazioni. Le banche sammarinesi sono nel mirino dei media italiani e la Procura di Forlì ha affondato il colpo alla Cassa di Risparmio di San Marino, un’istituzione. Se andasse in porto l’ipotesi di scudo fiscale europeo paventata al recente G8 di Londra, la stima realizzata dallo Studio Ambrosetti indica una possibile sottrazione al sistema finanziario di ben 4,6 miliardi di euro, su una massa gestita di 14 miliardi di euro, con una perdita di entrate per lo Stato (ritenute e imposte dirette) decisamente ingente.

DIFFICOLTÀ STRUTTURALI

Uno dei nodi su cui si è incagliata la trattativa del Tavolo tripartito riguarda la flessibilità degli orari. Ne abbiamo già parlato sul numero scorso di Fixing: per quanto riguarda l’industria l’orario di lavoro settimanale a San Marino è di 37,5 ore, in Italia di 40, ma non è questa disparità ad essere messa in discussione: piuttosto è l’impossibilità per le aziende di gestire il lavoro in base alle esigenze di mercato. Ogni modifica dell’orario deve essere sottoposta a trattativa con i sindacati, e ogni trattativa porta a maggiorazioni di retribuzione e altri provvedimenti che contribuiscono ad elevare il costo del lavoro, già più alto a San Marino che in Italia. L’orario flessibile è uno strumento per limitare l’uso della CIG e i licenziamenti, fondamentale per affrontare quanto meno ad armi pari la concorrenza esterna. Ma ci sono altri problemi per le imprese. A partire dall’impossibilità di avvalersi dei migliori profili professionali fino ad arrivare alla burocrazia, che provoca costi e ritardi (un esempio: i rapporti con l’ufficio tributario, che andrebbero informatizzati).

COSA CHIEDONO LE FAMIGLIE

San Marino è attento alle esigenze delle famiglie: una tradizione di assistenzialismo che oggi torna sicuramente comoda per sopravvivere alla crisi. Le proposte per mantenere il potere d’acquisto sono condivise dal mondo imprenditoriale e accettate anche dal sindacato (che comunque chiede un impegno maggiore). A voler guardare il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che la situazione internazionale sta mantenendo bassa l’inflazione (in base all’indice IPCA in questi primi sei mesi è attestata sull’1,2%, ma maggio è addirittura 0,8%), e questo trend lascia pensare ad un calo ulteriore entro la fine dell’anno.

COSA PROPONGONO LE IMPRESE

Soprattutto in una congiuntura critica le imprese hanno la necessità di ridurre tutti i costi di gestione. E se non vogliono trasferire i maggiori costi sul mercato, devono poter recuperare maggiore produttività ed efficienza. Per fare questo il comparto produttivo invoca da tempo - al di là degli interventi specifici anticrisi - un coordinamento degli interventi, uno sviluppo degli strumenti della formazione, incentivi per attrarre investitori esteri ed elevate professionalità, una riforma che snellisca la PA. E naturalmente un impegno serrato per risollevare l’immagine del Paese a livello internazionale, giunta purtroppo al minimo storico.

Loris Pironi