Il PIL sale e scende: ma cosa rende più felici le persone?
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Venerdì 12 Giugno 2009

Da anni l’Ocse è in prima fila nell’attirare interesse per giungere ad una misurazione omogenea e più comprensiva del progresso delle società. In questo è certo che il ruolo della ricerca statistica ha assunto una notevole importanza. Il ricorso a indicatori certi per verificare e discutere l’esito delle politiche pubbliche, serve per la trasparenza di una ricerca di tale portata. Ma perché proprio il progresso? Come per molteplici altri fenomeni sociali ed economici, l’idea di progresso fa parte di una categoria di concetti che è difficile spiegare in modo sintetico ma esaustivo. Non se ne può certo parlare come di una grandezza reale e indipendente perché, come avviene per tutti gli “oggetti” cosiddetti sociali del nostro mondo, anche il progresso è una creazione della mente umana. Presuppone una prospettiva di giudizio che chiama in causa le ragioni e le esperienze di ciascuno di noi. Se il progresso della comunità globale equivale a un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita di ognuno, il rischio è che per alcuni sia progresso quello che per altri ne rappresenta l’esatto contrario. Ovviamente, il progresso non è soltanto crescita in termini economici, ma dipende da un complesso di variabili sociali, culturali e ambientali che spesso sono considerate assai decisive nel favorire il benessere complessivo della persona. Per misurare e sostenere politiche rivolte a migliorare la qualità della vita bisogna saper cogliere ciò che le persone giudicano prioritario, e nelle società sviluppate questo non coincide più da qualche tempo con i beni di tipo materiale. Quando si parla genericamente di crescita, l’indicatore economico-statistico principe è il PIL, il prodotto interno lordo, misura che è spesso sulla bocca di molti. Ma proprio alla domanda “Che cosa rende più felici le persone?” ha dedicato gran parte della sua recente attività di ricerca la London School of Economics, giungendo alla conclusione paradossale ma vera, che le società in cui la ricchezza complessiva aumenta regolarmente siano anche quelle in cui le persone si sentono meno felici. In altri termini, il progresso non si riduce a una sola variabile di riferimento, ma si misura sulla sfera soggettiva così come sulle reali condizioni di vita delle persone.