Il viaggio visionario del Romantico tedesco Max Klinger, Maestro del bianco e nero
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Venerdì 09 Novembre 2018

Klinger

 

di Alessandro Carli

 

"La canzone 'Un guanto' mi è stata ispirata da una serie di incisioni del pittore tedesco Max Klinger. Un guanto perduto su una pista di pattinaggio si trasforma in un simbolo della femminilità e si moltiplica all'infinito finché finisce su un tavolo accanto a una statuetta di Cupido" disse Francesco De Gregori a proposito della "messa in musica" di uno degli "Opus" più misteriosi e affascinanti dell'incisore di Lipsia, il "VI". In "Ein Handschuh", la sua prima sequenza narrativa, Max Klinger (1857-1920) dipinge meticolosamente il reale e l'immaginario con chiarezza allucinatoria, assumendosi come protagonista.

In una pista di pattinaggio a Berlino, l'artista poliedrico vede una bellissima giovane donna e si allunga per recuperare il suo guanto caduto. Questo oggetto intimo e fortemente sessualizzato innesca una serie di elaborate visioni di desiderio e perdita, trasmesse attraverso distorsioni oniriche di scala e giustapposizione stonate. Mentre il desiderio minaccia di inghiottire Klinger, il guanto feticizzato assume una vita propria. Assume gli attributi di Venere, nato dalla schiuma del mare e alla guida di un carro di guscio. Una versione fuori misura lo tormenta nel sonno, ricordando le impronte di Francisco Goya.

Come in un passaggio di testimone ideale, il Museo Civico di Bagnacavallo prosegue nella sua straordinaria offerta culturale: dopo aver ospitato Francisco Goya, da metà settembre (e sino al 13 gennaio 2019) le stanze della struttura di via Vittorio Veneto accolgono oltre 150 incisione del Maestro tedesco che Giorgio De Chirico - il Padre della Metafisica - definì semplicemente "l'artista moderno per eccellenza. Moderno nel senso di uomo cosciente che sente l'eredità di secoli d'arte e di pensiero, che vede chiaramente nel passato, nel presente e in se stesso".

Artista versatile, pittore, scultore, incisore, musicista, teorico, abilissimo disegnatore, Klinger sperimentò tutte le possibilità del "bianco e nero" con maestria assoluta. Le sue "visioni" dal fascino sottile e ambiguo, oscillanti tra la realtà quotidiana, gli splendori del mito e il buio più profondo del nostro inconscio, oltre a rappresentare una delle vette dell'incisione simbolista, seppero anticipare molti temi centrali di alcuni tra i più importanti movimenti artistici del Novecento, dal surrealismo alla metafisica, in singolare dialogo con le ricerche della psicanalisi di Freud. Dalle prime tavole dei "Radierte Skizzen" (Opus I) a "Eva e il futuro" (Opus III, 1880), passando per gli "Intermezzi" (Opus IV, 1881), "Amore e Psiche" (Opus V, 1880), "Un guanto" (Opus VI, 1881), "Una vita" (Opus VIII, I884), "Drammi" (Opus IX, 1883), "Un amore" (Opus X, 1887), "Fantasia su Brahms" (Opus XII, 1886), "La morte, parte seconda" (Opus XIII, 1898-1910) ma anche la misteriosa "Isola dei morti" (1898). Un viaggio visionario, romantico e allo stesso tempo gotico, per riscoprire l'arte sublime di un genio.

Orari e info

"Max Klinger. Inconscio, mito e passioni alle origini del destino dell'uomo" è aperta il martedì e il mercoledì dalle 15 alle 18, il giovedì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, il venerdì, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Chiuso il lunedì e i post-festivi. Ingresso gratuito.