Quanto leggono i ragazzi di oggi?
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Venerdì 05 Giugno 2009

Chi crede che i giovani d’oggi siano tutti bulli, sbandati e superficiali, che apprezzino solo videogiochi e scherzi al limite della legalità, dovrebbe fare un giro a “Mare di libri” un festival dedicato alla letteratura per adolescenti che si svolge a Rimini dal 12 al 14 giugno. Quest’anno è alla sua seconda edizione e io ho avuto il piacere di partecipare anche alla prima e di vedere con i miei occhi ragazzi di 15 anni seduti sui gradini di antichi palazzi discutere animatamente di autori del calibro di Licia Trosi e Aidan Chambers. Ho visto i nasi di lettori navigati – rigorosamente sotto i venti - arricciarsi solo a sentir parlare di Federico Moccia. E ho visto platee di teatro piene per gli autori del momento. Anche questi sono i giovani. Anche queste scene sono da riprendere con il telefonino e caricare su youtube. Ho il privilegio di lavorare spesso con i ragazzi, e basta davvero una piccolissima spinta perché inventino racconti bellissimi, scenette e addirittura canzoni. E basta poco perché si appassionino alla lettura. Il più delle volte è sufficiemte scegliere il libro giusto. Fino ai primi anni Ottanta la letteratura per ragazzi corrispondeva soprattutto ai grandi classici, da L’isola del tesoro a Ventimila leghe sotto i mari, ora c’è una vasta scelta di romanzi, saghe e graphic novel. Un vero e proprio mondo. E definire un mondo, con le sue complessità, le sue eccezioni e le immancabili contraddizioni, non è affatto semplice. Così mi sono rivolta a un’esperta in questo campo: la scrittrice, traduttrice (chi non conosce l’inglese deve a lei la possibilità di gustarsi una lettura come Harry Potter) ed editor della Rizzoli, Beatrice Masini. “La letteratura per ragazzi comprende tutti i libri che parlano di ragazzi e ai ragazzi. Senza abbassare i registri linguistici e proponendo anche lavori complessi, chi scrive per ragazzi mette al centro della narrazione elementi e temi cari ai più giovani, situazioni in cui identificarsi o scoprire realtà nuove. Ed è una letteratura adatta anche agli adulti, anche come momento di condivisione con i propri ragazzi”. I ragazzi amano le storie che parlano di loro, storie in cui possono riconoscersi, ma anche storie che li aiutano a scoprire qualcosa del mondo che li circonda, perché le domande che si pongono sono infinite e spesso non sanno dove andare a prendere le risposte. Può una lettura suggerire queste risposte? “Un libro deve far nascere domande, più che dare risposte. Il libro non è un conforto, né un rifugio: oggi l’essere sociale pervade tutto, anche la lettura, tanto che spesso anche giocare ai videogiochi diventa un momento di condivisione, più o meno superficiale. Il libro non è una via di fuga dalla realtà ma semmai un modo di guardarla, conoscerla e scoprirla”. Le case editrici investono tanto sulla letteratura per ragazzi per motivi puramente commerciali o c’è anche un fine “pedagogico”, un tentativo cioè di istruzione alla lettura sin da giovani? “Chi si occupa di libri per ragazzi dovrebbe aver chiaro questo messaggio: tu stai gettando i semi per crescere i lettori di domani. Ma non sempre è così. L’uscita di Harry Potter ha fatto scoprire una fetta di mercato che già c’era ma che non si pensava tanto forte. Questo ha portato alla pubblicazione di sin troppi libri, con alcuni prodotti pensati solo per riempire vuoti di mercato. È una situazione complessa in cui è importante il consiglio di un libraio attento e preparato per orientarsi nella scelta”. I libri per ragazzi sono prodotti ben curati, con illustrazioni impeccabili, copertine accattivanti, un’attenzione per i particolari che supera anche i libri destinati agli adulti. Indice che i giovani lettori sono più attenti alle sfumature o cedono più facilmente a un marketing accurato? “In realtà è difficile capire cosa affascina i ragazzi e questa imprevedibilità è uno degli aspetti più stimolanti del mio lavoro. Spesso le copertine sono scelte nel tentativo di educare al gusto, sperando che proponendo qualcosa di bello il lettore sia poi spinto a cercare e riconoscere sempre il bello. Per far capire che il libro è anche un oggetto, da tenere tra le mani, sfogliare e toccare”.

Simona B. Lenic

www.simonalenic.it