“Caso targhe”, bloccato l’emendamento per San Marino
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Giovedì 25 Luglio 2019

polizia blocco

 

di Daniele Bartolucci

 

Il "caso targhe" continua a rappresentare un problema per le aziende sammarinesi e tutte quelle che occupano frontalieri italiani, anche in Svizzera, Principato di Monaco e Città del Vaticano. Come noto, il Decreto Sicurezza del 2018 ha introdotto nuove sanzioni nel codice della strada: l'articolo 93 prevede infatti multe per chi, risedente in Italia da oltre 60 giorni, è alla guida di un veicolo immatricolato all'estero. Anche se tale veicolo è dell'azienda per cui lavora, una fattispecie che è derogata nel momento in cui lo Stato in cui "risiede" l'impresa è membro UE o appartenente allo Spazio Economico Europeo. San Marino non lo è ed è questo il problema, nonostante sia una enclave dell'Italia ed esistano accordi internazionali bilaterali che dovrebbero "derogare d'ufficio" le imprese sammarinesi. Ma nei fatti, le autorità italiane fermano le auto sammarinesi, quindi serve una norma vera, non ci si può affidare al buonsenso o al "chiudere un occhio". Ed è su tale percorso che si è mossa la diplomazia, anche se a rilento (sono oltre 9 i mesi di difficoltà ormai). Dopo i vari tentativi andati a vuoto, è stato presentato – anche su spinta sammarinese, oltre che degli altri Stati coinvolti – un emendamento il cui "obiettivo", ha spiegato a Imperianews il deputato della Lega Flavio Di Muro, primo firmatario, "è quello di salvaguardare i lavoratori frontalieri italiani, di cui abbiamo portato fin dal primo momento le istanze nei ministeri competenti". In pratica, con tale modifica si escluderebbero i lavoratori frontalieri del Principato di Monaco, della Svizzera, di San Marino e di Città del Vaticano, dalle sanzioni introdotte dalla riforma. L'emendamento è stato sottoscritto da diversi colleghi di maggioranza, anche del Movimento 5 Stelle, ma è stato bloccato dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico in quanto inammissibile. "Un problema tecnico", ha spiegato il deputato della Lega Igor Iezzi a San Marino Rtv, annunciando che "si cercherà di risolvere nelle prossime settimane". Iezzi esclude che ci sia un veto politico, ma i rapporti tra i due maggiorenti del Governo italiano non sono certamente idilliaci e il Decreto Sicurezza bis è uno dei cavalli di battaglia proprio di Salvini, per cui il dubbio che il M5S faccia un po' di strategia resta forte. Nel mezzo però, ci finisce San Marino e le centinaia di imprese messe in seria difficoltà da questa situazione e dalla lentezza con cui viene affrontata. I tempi stringono: il Decreto Sicurezza Bis è stato infatti pubblicato in Gazzetta il 15 giugno e la conversione in legge deve avvenire entro 60 giorni, quindi entro il 14 agosto: considerata la pausa del Parlamento italiano, fissata probabilmente la settimana prima di Ferragosto, non restano che due settimane, tre al massimo. L'emendamento, poi, dovrà essere formalizzato e votato dalla Camera – dove la discussione sta procedendo spedita proprio in questi giorni – per poi passare al vaglio del Senato. Insomma, persa la prima occasione, non è chiaro se ce ne sarà una seconda in tempo. Su questo lo stesso Iezzi si è spinto avanti, ipotizzando "altri veicoli" per modificare l'articolo 93, compresa l'attuale "discussione sul nuovo Codice della Strada". Che però non appare in agenda entro l'estate.