Editoriale. San Marino, caso targhe: due strade per Roma
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Venerdì 31 Gennaio 2020

 

di Daniele Bartolucci

 

Il "caso targhe" torna a tenere banco nell'agenda politica italiana e dal Monte Titano si spera che sia la volta buona per risolverlo. La questione è tecnica, ma soprattutto politica: in sostanza va modificato il Decreto Sicurezza, con cui è stato creato il problema, perché l'alternativa diplomatica, che faceva leva sugli accordi internazionali tra Italia e San Marino, per quanto fondata sul principio delle "leggi speciali", non ha avuto la forza necessaria per ottenere un via libera dalle istituzioni italiane. Per modificare nuovamente l'art. 93 del Codice della Strada, in pratica, occorrerà intervenire sulla legge italiana e per farlo serve una forte volontà politica. Quella che finora è mancata, al di là delle buone intenzioni, sia della Lega, che voleva difendersi dall'accusa di aver creato il problema (il Decreto Sicurezza era considerato intoccabile), sia dal PD che ha presentato emendamenti poi rivelatisi "inaccettabili", sia da quanti hanno cavalcato il disagio dei frontalieri, ma senza tanta convinzione. A distanza di un anno e mezzo, con multe e sequestri che continuano a penalizzare le imprese sammarinesi (e di riflesso anche i lavoratori italiani che per queste guidano auto e mezzi aziendali), si prospettano però due occasioni d'oro: la conversione del Decreto "Milleproroghe", su cui sono già depositati emendamenti in tal senso da Lega e Fi, e soprattutto la riforma del Codice della Strada voluta da PD e M5S, il cui iter è stato avviato alla Camera. Nel frattempo il Governo e la rete diplomatica sammarinese lavorano perché una delle due strade porti alla soluzione tanto attesa. Due strade finalmente in discesa, si spera.