Si riaccende la “guerra dei cieli” tra il Fellini di Rimini e il Ridolfi di Forlì, che torna attivo
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Martedì 23 Giugno 2020

aeroporti

 

di Daniele Bartolucci

 

La notizia della riammissione del Ridolfi di Forlì nella "serie A" degli aeroporti italiani (tecnicamente, tra quelli di rilevanza strategica nazionale) se da un lato ha galvanizzato i forlivesi, dall'altra ha scatenato i riminesi, preoccupati da una nuova "guerra dei cieli" con il Fellini di Rimini. Del resto, come ha ricordato Laura Fincato, "la storia insegna che quando erano attivi entrambi, poi hanno chiuso entrambi". Come a dire: la torta è troppo piccola per mangiarci in due. Ovviamente a Forlì la pensano diversamente, se in questi ultimi sette anni (l'ultimo volo dal Ridolfi partì infatti il 29 marzo 2013) hanno continuato a spingere per la riapertura. A dargli forza e sostanza, soprattutto due imprenditori di peso, come Giuseppe Silvestrini, ex Unieuro, ed Ettore Sansavini del grande gruppo sanitario Villa Maria. Ora, con l'ok del Governo, si parla già di 200 milioni di euro di contributi statali nei prossimi anni e a Rimini non l'hanno presa bene. Non solo perché quei soldi potrebbero servire anche allo scalo di Miramare (gestito, dalla riapertura, da Airiminum, una società privata), ma perché si teme che con tali prospettive, a Forlì ricomincino a "giocare sporco", facendo offerte al ribasso alle compagnie aeree per portarle via proprio da Rimini, dove si è lavorato tanto - e duramente - per convincerle a volare da e per Rimini. La questione ha già scatenato la polemica politica, soprattutto tra PD e Lega, ma anche a livello regionale (dove governa il PD) e nazionale (dove sempre il PD è al governo con il M5S) il tema non è di poco conto, visto che per tenere in piedi due aeroporti romagnoli così vicini, con lo sviluppo del Marconi di Bologna come hub internazionale negli ultimi anni, non sarà affatto facile. Soprattutto in previsione dei mesi a venire, che a causa del Covid19, non dovrebbero essere proprio semplici per chi deve viaggiare.

In tutto questo, anche la Repubblica San Marino non può stare a guardare: lo scalo riminese è troppo importante.