Arte e cultura: il grande Maestro dell’astrattismo italiano
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Martedì 13 Ottobre 2020

OAM 143

 

di Alessandro Carli

 

"La più completa antologica di Achille Perilli". Così Francesco Vincitorio ha definito "Continuum 1947-1982", la mostra ospitata all'interno del Palazzo dei Congressi e delle Esposizioni da ottobre a novembre 1982. "Comincia con alcuni dipinti del '47 quando era appena ventenne, e passo passo, quasi anno per anno, ne puntualizza il percorso, fino agli ultimi quadri, ancora freschi di vernice. Uno svolgimento però niente affatto uniforme. Anzi ricco di umori e sollecitazioni. Pronto a scandagliare, a sperimentare strade nuove per arrivare a costruire quella che, concordemente, i critici definiscono 'la sua comunicazione qualificata ed efficace'. (...) Direi che l'ironia dei suoi titoli è impregnata di spirito kleiano. A conferma, vorrei citarne un paio degli inizi: L'ireneo taciturno del '51, L'eccellenza Ripellino del '54, Lasciate giocare i pittori del '55. Un particolare uso della materia, che si affaccia nei suoi quadri, in quel tempo, avverte che, con grande libertà, egli sta guardando con attenzione all'Informale" prosegue Vincitorio. L'opera di Perilli "si concentra sulle relazioni tra pittura e linguaggio, e sull'autonomia dell'arte rispetto al reale. Nell'opera 'Diagramma della realtà ultima' troviamo 'segni non elaborati sistematicamente ma per pulsioni profonde, con scatti repentini tra un sottile equilibrio tra struttura e capriccio (...) che inventano entità immaginarie, mezzo animali mezzo umane, vere creature del limbo'. La superficie della tela è infatti interamente ricoperta da un fondo materico, magmatico, sabbioso, su cui sono incisi con un segno sottile dei graffiti scuri. A chiarire il senso dell'opera è lo stesso Perilli che in 'Nuova figurazione per la pittura' pubblicato del 1957 sul primo numero de 'L'esperienza moderna' (rivista che porterà avanti fino al 1960 con Gastone Novelli) scrive: 'Quel che deve essere fatto è il ritrovare la capacità d'investire tutta la realtà dell'esistenza nella traccia più elementare, nell'impronta più semplice d'un segno. E perché questo sia possibile occorre accettare altri modi d'essere dello spazio, un nuovo comporre per asimmetria e fuori campo, una funzione predominante dell'automatico, un ritorno continuo e ossessivo della memoria (...) per improvvisi sbalzi, per repentine riprese, per illogici ritorni'".

Cinque sono le opere acquisite dalla Repubblica a seguito dell'esposizione antologica "Achille Perilli Continuum 1947 / 1982" al Palazzo dei Congressi nel 1982, catalogo Electa. A elencarle è Rita Canarezza, Operatore Culturale, Coordinamento Progettuale della Galleria Nazionale San Marino: "Diagramma della realtà ultima" (tecnica mista, 160 x 180) del 1958; "Il fiore della libertà" (affresco su tela, 180 x 180) del 1963, "La norma" (scultura dipinta, cm 134 x 31) del 1968, "Logicus solus" (olio su tela, cm 180 x 180) del 1974, "Il guazzabuglio" (olio su tela, cm 98 x 130) del 1981. "Perilli - spiega - ha sempre sostenuto che il singolo quadro non gli interessava, non esiste e invece esiste e contano i tempi di ricerca... I lavori di Perilli sono raggruppati dalla critica in diversi periodi formali: il periodo analitico, fino al 1957; il periodo delle sequenze astratte grafico-narrative, anche denominato il perido dei fumetti, in equilibrio tra struttura e capriccio, fino al 1966. Ed infine il periodo delle macchinerie, mutanti e irrazionali. Tutto il percorso di Perilli è un'opera unica anche se è fatto di periodi diversi. 'Il fiore della libertà' ha forse una forte relazione con San Marino perché contiene quella parola, libertà, che accompagna la nostra storia".

 

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