Speciale cultura: se non sai dove andare non c’è vento favorevole
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Venerdì 11 Dicembre 2020

Simona vele

 

di Simona Bisacchi

 

Anche questo anno ci sta salutando con l'ultimo - e più suggestivo - dei suoi mesi.

E sono tanti i sospiri di sollievo, sognando un nuovo anno di rinascita.

E sono tante le preghiere che invocano "Mai più un anno come questo".

E se accadesse davvero?

Come scrive Dino Buzzati "E se invece venisse per davvero? Se la preghiera, la letterina, il desiderio espresso così, più che altro per gioco venisse preso sul serio? Se il regno della fiaba e del mistero si avverasse?... Se la vostra bella sicurezza nella scienza e nella dea ragione andasse a carte quarantotto? Con imperdonabile leggerezza forse troppo ci siamo fidati. E se sul serio venisse? Silenzio! O Gesù Bambino per favore cammina piano nell'attraversare il salotto. Guai se svegli i ragazzi, che disastro sarebbe per noi così colti così intelligenti brevettati miscredenti, noi che crediamo chissà cosa coi nostri atomi coi nostri razzi. Fa piano, Bambino, se puoi" ("Che scherzo", da "Novità" dicembre 1964).

Se accadesse per davvero, cosa sarebbe poi?

Tornerebbe tutto come prima?

Torneremmo a dare per scontati gli abbracci, i bambini che si ammassano su uno scivolo del parco, le strette di mano quando ci si incontra?

O forse sarebbe tutto diverso...

Saremmo capaci di ridere intorno a un tavolo, anche se non abbiamo ottenuto tutto quello che desideravamo. Saremmo capaci di essere contenti per quello che abbiamo invece di lamentarci per quello che non abbiamo.

Se davvero tutto questo dolore, questa mancanza di contatto, e questo terrore svanissero, saremmo finalmente contenti?

Un amico mi ha ricordato una antica frase di Seneca, "Non esiste vento favorevole, per il marinaio che non sa dove andare".

E non esiste contentezza per un cuore arrabbiato, insoddisfatto, spaventato.

Che ci sia aria di tempesta o una brezza indecifrabile, non si può abbandonare il timone, pretendendo che altri lo impugnino per noi e ci portino dove noi vogliamo.

Puntiamo gli occhi al cielo, perché le stelle - la speranza, la forza di volontà - guidano sempre i marinai attenti. Ma lasciamo i piedi piantati ben bene al suolo, perché la barca che ha affrontato la tormenta non è più la stessa e avrà bisogno di mani abili e menti lucide per essere sistemata e affrontare di nuovo il mare.