L'educazione finanziaria ha le sue regole
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Domenica 27 Settembre 2009

La materia dell’educazione finanziaria è trasversale per sua natura e, quindi, le parti coinvolte sono molteplici: pubbliche e private. Anche le linee guida della stessa Ocse suggeriscono di prendere in considerazione la creazione di una struttura operativa dedicata all’educazione finanziaria, che si occupi di promuovere e coordinare i progetti. Difficile ma importante è lo sviluppo dell’educazione in materia previdenziale. Rispetto ad altre scelte di natura finanziaria, quelle previdenziali sono più difficili in quanto si riferiscono ad un orizzonte temporale molto più ampio, che si sviluppa nell’arco di alcuni decenni; sono relative a strumenti complessi, giacché i fondi pensione e i piani previdenziali incorporano aspetti degli strumenti collettivi d’investimento, delle assicurazioni sulla vita, delle rendite. Sono, insomma, relative a scelte “non ricorrenti”, in merito alle quali vale poco l’esperienza personale, giacché ciascun individuo decide ed imposta una sola volta nella vita il proprio piano previdenziale facendo riferimento ad un contesto in veloce evoluzione. Occorre, tuttavia, segnalare che l’educazione finanziaria, considerata isolatamente, non può essere una panacea per il corretto funzionamento dei sistemi finanziari e previdenziali o per il benessere individuale. Essa deve essere considerata come uno strumento in cui investire fin da subito, ma che potrà dispiegare i suoi effetti positivi solo in modo progressivo e nel medio - lungo periodo. In ambito previdenziale, di rilievo sono le politiche che tendono a rendere più semplici le scelte da compiere, quali i programmi di adesione automatica, i limiti al numero e alla complessità delle opzioni offerte, una certa standardizzazione dei prodotti e una particolare cura dell’informazione comparativa. In altre parole, un modo particolarmente efficace di fare educazione finanziaria: a patto, di nuovo, che tutto sia ben orchestrato.