Le imprese: con l'Italia servono patti chiari
PDF Stampa
Mercoledì 30 Settembre 2009

Di argomenti caldi ce ne sono parecchi, in questo momento. Ocse, Moneyval, lo scudo fiscale.
Ma le imprese sammarinesi sono preoccupate anche perché ancora non riescono ad intravedere il futuro - parliamo da un punto di vista estremamente pratico - che dovrà essere disegnato con il nuovo rapporto con l’Italia. Un futuro fatto di maggiore trasparenza sicuramente, ma anche di nuove opportunità. Un futuro che deve essere direzionato con coraggio e lungimiranza dalla politica, e gestito dalle stesse aziende con impegno e capacità, senza lasciare nulla al caso. Ecco perché all’incontro con le aziende associate organizzato martedì mattina dall’ANIS c’erano tante persone e tutte estremamente interessate.
Dicevamo degli argomenti sul tavolo. Si è parlato del tavolo tripartito, a cui l’Associazione è tornata a sedersi per seguire l’evolversi della situazione, ma anche della rappresentatività, l’anacronistico principio dell’erga omnes, che impone il diritto di pochi sulla volontà di molti, come abbiamo più volte ribadito su Fixing.
È stato chiesto ancora una volta che sia fatta chiarezza, finalmente, una volta per tutte, su questa spinosa questione: in un quadro normativo moderno e di relazioni sociali trasparenti infatti non si può non sapere chi rappresenta chi e perché.
E poi gli imprenditori hanno preso la parola. C’è chi ha sollevato il proprio caso ed ha parlato di cifre che sono praticamente dimezzate rispetto al passato, chi non può fare a meno della Cassa Integrazione Guadagni, chi ha dovuto fare tagli al personale e ristrutturare la propria produzione per essere più efficiente e produttivo, visto che questa è la necessità imposta dal mercato. Sono le stesse persone che chiedono di capire quale sarà il futuro dei rapporti con l’Italia dato che il documento, di cui si è discusso in Consiglio Grande e Generale, rimane ancora secretato. Di certo c’è che, per quanto riguarda l’accordo contro le doppie imposizioni con l’Italia, il riferimento dovrà essere inevitabilmente il modello Ocse 2005. Il comparto industriale chiede allora che anche da parte italiana si dia garanzia di chiarezza nei rapporti con San Marino. L’assenza di un mercato utile in Repubblica porta infatti molti imprenditori a fare riferimento principalmente all’Italia (anche se l’ambizione è quella di riuscire ad allargare sempre più i confini degli affari) e lo spauracchio resta la libera interpretazione da parte italiana dell’operato delle aziende sammarinesi. Ed è proprio per fornire maggior chiarezza al quadro generale che s’inserisce il lavoro portato avanti in questi mesi con Piergiorgio Valente, il professionista incaricato dallo Stato per assistere San Marino nella redazione dell’accordo sulle doppie imposizioni e tutte quelle normative interne (residenza fiscale, stabile organizzazione, eccetera) indispensabili per permettere alle imprese di operare senza il rischio di incappare in qualche sgradita sorpresa.
Loris Pironi