Marino Moretti l'italiano che scrisse del Titano
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Venerdì 02 Ottobre 2009

Un manoscritto di 411 pagine che scatenò a San Marino roventi polemiche. Uno scrittore crepuscolare, ma che aveva aderito nel maggio 1925 al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Marino Moretti, l’unico scrittore italiano che ha dedicato una sua opera a San Marino, forse all’epoca della prima stesura del romanzo “Il trono dei poveri”, che risale al periodo compreso tra il novembre 1925 e l’ottobre 1926, non immaginava che tante polemiche sarebbero nate sul Titano. Prima fu pubblicato tra il 1926 e il 1927, sul mensile “Il Secolo XX” in 14 puntate con il testo corredato dai disegni di Enrico Sacchetti, poi nel 1928 la prima edizione a stampa presso l’editore Treves. E a quel punto nacquero le polemiche. Sull’organo di stampa del Partito Fascista Sammarinese, diretto da Manlio Gozi, membro del Consiglio Principe e Sovrano e Segretario del Partito Fascista. Che dal 1922 era andato imponendosi sulle altre forze politiche, esautorandole definitivamente con l’approvazione della legge elettorale del 1926 di chiara impostazione autoritaria. Manlio Gozi, tra il maggio e il novembre cannoneggiò Marino Moretti dalle sue rubriche “Echi del romanzo morettiano”, e “A colpi di garbino”, una vera e propria campagna stampa con l’appoggio di lettere inviate da personalità di cultura sammarinesi e non. Lo scrittore di Cesenatico venne accusato “di aver gettato la Repubblica nel ridicolo, di essere stato ingiurioso e di aver rappresentato il carattere del sammarinese in maniera «infedele». Era inaccettabile che San Marino venisse rappresentato da un antieroe. Piuttosto che albino, Fogliani avrebbe dovuto essere montanaro, conforme alla visione che, soprattutto in quell’epoca, si aveva del carattere mascolino. E neppure era accettabile che divenisse simbolo di un pacifismo ritenuto imbelle. La polemica divenne ben presto una sorta di lapidazione verbale, accompagnata da accuse di plagio, da iniziative collaterali, come la conferenza, che si tenne il 26 agosto 1928 al Teatro Titano, con l’intervento di Vittorio Campi e dalla pubblicazione dell’opera di Manlio Gozi, San Marino Leggende e Storia. Letture ad uso delle scuole e di cultura.

La storia
Marino Fogliani, giovane albino appartenente ad una antica ed agiata famiglia sammarinese, destinato dai genitori ad un vita dedita al servizio verso il suo paese, si improvvisa “cicerone” per alcune dame giunte in Repubblica da Roma, in occasione dell’ingresso dei Capitani Reggenti.Durante una lunga ed interessante passeggiata tra i più importanti edifici del paese, il giovane sammarinese, colloquiando con la contessa Viviana, una delle dame, rivela una sua intima ambizione, taciuta per pudore: comporre soggetti teatrali. Egli ha elaborato un’opera a carattere religioso dal titolo Eleazaro di cui, per insistenza della contessa, consegna il manoscritto a Viviana poco prima del ritorno di lei a Roma.Seppur con il cuore rivolto al suo sogno ed al ricordo della dama romana, Marino Fogliani tenta di seguire i voleri dei defunti genitori, corteggiando Agata, una semplice e timida ragazza “del Borgo”, figlia di uno dei due Reggenti in carica; per fare chiarezza tra le sue intime incertezze si confronta con un illustre e saggio concittadino, il professor Archi. Dopo il colloquio con questi, giunge alla sofferta decisione di partire per Roma, abbandonando Agata ed il suo paese per inseguire il suo sogno.Giunto a Roma, dopo un solitario girovagare per la città, Marino si presenta al portone della dama Viviana. La contessa, dopo avergli suggerito alcuni comportamenti che gli consentano di non essere considerato un provincialotto, lo introduce nella sua cerchia di conoscenze e nel suo salotto. Si adopera inoltre perché l’opera teatrale composta da Marino possa essere messa in scena, ma ancor più perché la propria figlia Ape possa divenire sposa del giovane sammarinese, considerato un buon partito e, soprattutto, membro di una comunità particolare e di un paese neutrale.Ma Roma si presenta al giovane Fogliani come una realtà caotica e confusa e un mondo complesso che, nonostante i suoi sforzi, gli rimane totalmente estraneo. L’esperienza teatrale di Fogliani si rivela disastrosa, il rapporto con Ape senza futuro, mentre l’ambigua relazione con Viviana finisce solo per turbarlo ancora di più. Dopo un breve ritorno a casa Marino decide di partire per il fronte come volontario della Croce Rossa. Al fronte, dove il capitano Bellezza gli affida i lavori più umili, quasi fosse colpevole di non essere del tutto italiano, incontra di nuovo la contessa Viviana, divenuta dama della Croce Rossa: insieme, con umiltà, cercano di essere di conforto per gli afflitti e i feriti.
Al termine del conflitto, Marino torna in patria. Il rientro del reduce, il ritorno alla casa paterna suscita in lui afflati di poesia rievocanti il passato. Tante sono le intenzioni che affollano la mente di Marino: ripercorrere i confini del paese, visitare alcuni contadini caduti in disgrazia, rivedere il professor Archi e partecipare come rappresentante del suo “fuoco” nel prossimo Arengo. Da Città scende verso Borgo per ritrovare la sua Agata, per dare inizio ad una nuova vita. Da questo momento Marino partecipa attivamente alla vita sammarinese ed il suo nome viene inserito fra quelli che ogni semestre possono essere estratti per la nomina a Capitano Reggente. E la nomina, desiderata per lui dai fantasmi del passato, da lui un tempo fuggita e ora insieme ad Agata anelata, finalmente arriva: e con la nomina giunge anche l’annuncio di una nuova vita in famiglia. Marino è finalmente a casa! La guerra ha compiuto in lui una catarsi, lo ha restituito alla sua patria come rinato. Il sogno materno, quello per cui Marino era stato avviato agli studi, ora trova il suo compimento: Marino diventerà Reggente, potrà sedere sul trono dei poveri. La storia ciclicamente si chiude là dove ha avuto il suo inizio: a San Marino.
Saverio Mercadante