Il ruolo terzo di Fixing
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Venerdì 09 Ottobre 2009

L’erga omnes a San Marino continua a far discutere. Non ci stupiamo. C’è chi si arrabbia perché si sente chiamato in causa, chi applicherebbe questo principio (che è fuori dal tempo, lo ribadiamo) ma soltanto in qualche caso, quando fa più comodo. E c’è chi invece sbandiera sentenze che gli permettono di sedersi al tavolo delle trattative. Prendiamo lo spunto dalle dichiarazioni dell’Unione Artigiani di qualche giorno fa per sgombrare il campo da un equivoco. L’Unas si è sentita piccata da una nota dell’Anis che Fixing aveva ospitato sulle sue colonne. Il chiarimento è questo, ed è molto semplice: l’articolo in questione era una nota firmata da un’associazione di categoria, non era un editoriale di Fixing. Lo diciamo in serenità, senza polemica, anche perché questo ci permette di spiegare che se la proprietà del nostro giornale è in modo indiretto riconducibile all’Anis, il nostro riferimento, da sempre, sono gli imprenditori, il mondo dell’impresa. Senza contare che sulle colonne di Fixing, da sempre, trovano spazio indistintamente tutti i soggetti della vita sociale di San Marino e non solo: sindacati, partiti politici di qualsiasi schieramento, associazioni di categoria (compresa Osla, guarda un po’, anche adesso che con l’Anis ha rispolverato le vecchie ruggini). Diciamo questo proprio per confermare, se mai ce ne fosse bisogno, il nostro ruolo super partes.
Tornando all’articolo in questione, non dobbiamo aggiungere nulla: il malinteso che si era ingenerato dalla lettura dell’Unas è stato infatti celermente “disinnescato” dal presidente Anis Paolo Rondelli, che ha specificato che il riferimento non era rivolto agli artigiani bensì ai sindacati che hanno più volte palesato incoerenza in proposito. Il senso generale della nota in questione, però lo condividiamo in pieno: un Paese che vuol dirsi civile non può permettere che le relazioni sociali siano gestite in modo che la minoranza prevalga, per legge, sulla maggioranza. E se una sana rappresentatività non viene garantita, allora diventa inutile anche sedersi attorno ad un tavolo per trattare e trovare soluzioni adeguate.
Due parole infine vogliamo aggiungerle sulle recenti uscite di Osla, che ha rimarcato ancora una volta che ben due sentenze del giudice del lavoro gli concedano il diritto di sedersi a più tavoli di trattativa per siglare contratti. L’operato dei giudici per principio non si discute, ma a parte il fatto che non è mai stata fatta trasparenza sul numero di aziende associate (5 o 500 farà pure una qualche differenza?), il problema non è se Osla può firmare o meno i contratti, ma piuttosto che vuole imporre a tutti gli altri le proprie condizioni.
Loris Pironi