Le troppe riserve preoccupano la Cina
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Domenica 18 Ottobre 2009

La Cina denuncia i pericoli di un sistema basato sul dollaro quale moneta di riserva internazionale. A preoccuparla, è una svalutazione del dollaro che comporterebbe la perdita di valore delle riserve cinesi. Il problema nasce della strategia mercantilistica perseguita dai suoi governanti che, tuttavia ha garantito una costante crescita del Paese ed ora non può sottrarsi a questo rischio dopo gli enormi benefici che ne ha ricavato. Perciò la Cina ha proposto di rimpiazzare il dollaro con un’altra valuta come moneta di riserva internazionale. Certo, che il dollaro come valuta di riferimento del sistema finanziario mondiale può aver avuto un ruolo importante nell’attuale crisi, ma in verità la Cina teme che una brusca caduta del dollaro determini una perdita di valore delle sue riserve, che ammontano a 2 mila miliardi di dollari. Una minaccia concreta, per la drammatica vulnerabilità del bilancio USA. Forse che la Cina si voglia mostrarsi come la vittima del sistema basato sul dollaro, quando per anni ne ha beneficiato ed ha contribuito a favorirlo? Il problema di oggi è la conseguenza della strategia mercantilistica perseguita dalla Cina. Per giudicare se i suoi timori siano o meno giustificati, bisogna procedere a un’analisi dei costi-benefici del mercantilismo realizzato dai governanti cinesi. La strategia di sviluppo della Cina è stata semplice: esportare ovunque e ad ogni costo.
Per fare ciò ha mantenuto un tasso di cambio sottovalutato.
La strategia mercantilistica si appoggia su basi empiriche. Recenti ricerche accademiche (per esempio, quella di Dani Rodrik di Harvard) confermano che un tasso di cambio sottovalutato contribuisce ad evitare il sottosviluppo e da favorire la crescita a lungo termine. Insomma, la strategia di sviluppo, messa in atto dai cinesi, è stata ragionevole e sensata. Tuttavia, i tassi di cambio sottovalutati ed il rapido aumento delle esportazioni hanno anche portato ad un aumento delle eccedenze delle partite correnti. Le autorità cinesi sono intervenute nel mercato dei cambi per evitare un apprezzamento della loro moneta, il che ha provocato un forte accumulo di riserve in valute estere. Se, invece, si fosse consentito alla moneta di rivalutarsi, la Cina avrebbe ora meno eccedenze delle partite correnti e non avrebbe tutte quelle riserve di cui “preoccuparsi”.