Editoriale. San Marino: da dove dobbiamo ripartire
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Giovedì 06 Febbraio 2014

 

di Loris Pironi

 

Il 2013 è stato un altro anno drammatico per l’economia sammarinese. I numeri sono impietosi sia per la riduzione del numero delle aziende, sia per l’incremento della disoccupazione, soprattutto giovanile, sia per l’utilizzo della CIG. Il 2014 sarà presumibilmente un altro anno difficile per le imprese sammarinesi: siamo nel punto più basso della curva e non ci sono segnali che indichino una inversione di rotta. Avranno più chance di ripresa le imprese più strutturate, quelle che operano sui mercati internazionali. Cosa è stato fatto nel 2013? Beh, qualche risultato è stato portato a casa. È stato completato l’iter della riforma tributaria (ma ci sono molti punti interrogativi riguardo l’applicazione) ma l’introduzione dell’IVA è stata ulteriormente rimandata. È stata fatta la Legge Sviluppo e il relativo Decreto, ma ad essa non è stata data la necessaria pubblicità, e l’asticella è stata comunque posta troppo in alto per permettere l’insediamento di nuove PMI sul nostro territorio. È stato dato il via a uno studio sul contenimento della spesa pubblica e la Legge di Bilancio contiene i primi tagli alla spesa pubblica, ma il bilancio pubblico è tutt’altro che in sicurezza. La firma degli accordi con l’Italia è stata ratificata anche da Roma, ma questo non si è dimostrato ancora sufficiente per l’uscita del nostro Paese dalla black list del MEF. Nel frattempo, San Marino negli ultimi 5 anni ha perso più PIL di qualsiasi altro Paese, e non si registrano anche in questo caso segnali di inversione di tendenza. Il Titano è ancora in black list, ed è un altro segnale depressivo per l’intera nostra economia, oltre a rappresentare un freno per gli eventuali investitori. Anche il progetto Parco Scientifico e Tecnologico paga la mancanza di un vero e convinto accordo con l’Italia. E poi c’è tutta una serie di iniziative previste e stra-annunciate che non hanno mai visto la luce. Parlo dello Sportello Unico per le imprese, ma anche dell’Agenda digitale, prevista dalla precedente Legge di Bilancio ma rimasta miseramente spenta.

Anche la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione resta sul piano dei buoni propositi, così come il contenimento strutturale della spesa pubblica.

Del doman non v’è certezza, come cantava con lungimiranza secoli or sono Lorenzo Il Magnifico. Ecco dunque che di buon grado facciamo nostra la richiesta avanzata dal Presidente ANIS Emanuel Colombini di dare vita a un vero Piano Strategico, per guardare a un orizzonte temporale di almeno 10 anni, se non 20.

Se qualcosa si può imputare alla politica, questo è l’incapacità di cogliere i tanti input per la crescita che vengono dalla società civile e dal mondo economico in particolare. Ogni passo è un passetto, ogni legge manca dei necessari chiarimenti, ogni risultato portato a casa necessita di ulteriori passaggi per poter essere considerato acquisito.

In questo modo però non si va da nessuna parte. Ci sono azioni concrete - mi rifaccio ancora una volta all’apertura di questo numero di Fixing e dunque ai 7 obiettivi individuati dall’ANIS - che devono essere portate a casa e che hanno in comune una parola chiave: ‘concretezza’. Ma se gli industriali ne hanno individuate 7, ce ne sarebbero almeno altrettante. Progetti di legge fermi nel cassetto, promesse a più riprese formulate e mai mantenute, provvedimenti normativi confusi e talvolta incompleti a cui basterebbe dare un minimo di razionalizzazione per farli diventare piccoli tasselli per concorrere allo sviluppo. Cominciamo da questi, anche perché se nei prossimi mesi il treno dell’economia è davvero destinato a ripartire, per San Marino sarebbe una colpa imperdonabile non riuscire a montarvi sopra.