Editoriale. Black list: adesso basta con le chiacchiere
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Lunedì 10 Febbraio 2014

 

di Loris Pironi


Non nascondiamoci dietro a un dito. La politica estera di San Marino, al di là di pittoreschi quanto mai sufficientemente utili accordi con Paesi d’oltremare e oltreterra, è legata solo ed esclusivamente alle relazioni con l’Italia. E le relazioni con l’Italia sono ancora in sospeso. Il Segretario agli Esteri Pasquale Valentini è stato bersagliato da più parti in questi ultimi giorni perché dell’uscita dalla black list non v’è certezza. E il risultato a cui si lega il suo operato è oggettivamente assolutamente misurabile: o si è fuori dalla black list o si è dentro, non ci sono sfumature dietro cui trincerarsi.

In realtà se non si vuole attaccare Valentini per partito preso occorre riconoscere che una svolta c’è stata: la firma dell’accordo contro le doppie imposizioni è un dato di fatto, e non può non offrirsi ad una lettura politica di apertura da parte italiana nei confronti di San Marino. Andando ancora più indietro è altrettanto oggettivo che il Paese ha affrontato un percorso lungo e impegnativo di adeguamento agli standard di OCSE e FMI.

Ma il vero problema, l’uscita dalla black list, è ancora lì a gravare sul capo del Titano.

E si tratta di un problema importante, perché fino a che l’Italia continua a lasciare il Titano nel limbo è davvero difficile presentarsi agli investitori internazionali. Per questo è indispensabile compiere ogni sforzo per raggiungere il risultato finale. In questi giorni sono arrivate spintine e spintarelle anche da parte italiana (le dichiarazioni dei deputati Pd Emma Petitti e Tiziano Arlotti, che spingono per risolvere la questione una volta per tutte. Ma le chiacchiere ormai non interessano più, vogliamo vedere i fatti.